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[Cinema in tv: Coffee & Cigarettes]
In questi giorni su Cult, uno dei migliori canali di Sky, è in programmazione Coffee & Cigarettes di Jim Jarmusch. Qui di seguito qualche nota sul film, che potete vedere su Cult martedì 6 Lugio alle 19 e mercoledì 7 Luglio alle 11.
Coffee & Cigarettes (Usa, 2003, 95′) è un progetto nato come trilogia nella seconda metà degli anni Ottanta e, nel corso di quasi vent’anni, rimpolpato per poi essere presentato nel 2003 in formato lungo. Undici piccoli film il cui legame principale è il consumo in scena di caffè e sigarette. Un progetto in cui la musica, sia funk o rocksteady, punk o rap, ha un ruolo di primo piano perché, oltre a fare spesso da sottofondo costante ai vari episodi, può vantare vari suoi esponenti tra gli attori protagonisti, vedi Tom Waits, Iggy Pop, i due White Stripes e i rapper RZA e GZA. D’altronde Jarmusch è un regista che per la scelta dei soggetti, degli attori (su tutti Joe Strummer in Mystery Train) e per l’originalità delle colonne sonore che accompagnano le sue pellicole (su tutte Daunbailò, Dead Man e Ghost Dog), ha dimostrato da tempo di avere un rapporto diretto e sentito con la musica di qualità di generi disparati.
In Coffee & Cigarettes il minimalismo narrativo del regista dell’Ohio ma newyorkese d’adozione sembra prediligere il ‘non detto’ che, a turno, può essere tradotto in mistero, timidezza e ipocrisia. A dirla tutta questo ‘non detto’ è il protagonista obbligato perché davanti a caffè e sigarette non si può che chiacchierare, lasciando quindi fuori dal discorso le parole che contano, quelle meno improvvisate. Il minimalismo di Jarmusch concede poi uno spazio quasi nullo ai personaggi di contorno mettendo così in scena un costante dualismo (leggi anche conflitto, ma in versione decisamente leggera) anche quando a dialogare e a compiere le piccole azioni ci sono tre attori, numero massimo di facce presenti in scena. Un minimalismo filmato in bianco e nero (tra i direttori della fotografia degli episodi figura il futuro regista Tom DiCillo), spesso brillante e a tratti delirante e paradossale. La versione italiana però non può che essere soggetta a una critica: come si fa a doppiare una voce come quella di Tom Waits? E come si fa a far doppiare il Benigni che parla il suo inglese maccheronico con accento toscano dal solito Benigni ma in versione italiana? Entrambi gli episodi in questione si erano già visti da queste parti in lingua originale con sottotitoli (il primo al cinema il secondo in vhs) e sicuramente rendevano di più. Eppure Jarmusch in questo caso si era dichiarato esplicitamente contrario al doppiaggio.
[Il rapper ammaestrato da Sarkozy]
Quanto sia tenuto in considerazione il rap in Francia è intuibile dalle connessioni tra i rapper e Nicolas Sarkozy. L’attuale Presidente della Repubblica francese, dai tempi in cui era ministro dell’interno, porta avanti una causa giudiziaria per diffamazione contro il rapper Hamé del gruppo La Rumeur, ostinandosi a non accettare l’assoluzione dell’artista, già accertata da tre giudici. Le parole maggiormente prese di mira (pubblicate su una fanzine, neanche rappate) sono queste: “I rapporti del ministero dell’interno non parleranno mai delle centinaia di nostri fratelli uccisi dalla polizia senza che nessun assassino sia stato indagato”.
Le relazioni tra le banlieue e Sarkozy sono ancora segnate da quanto accaduto nel novembre 2005: la morte di Bouna Traoré e Zyed Benna, due abitanti minorenni della periferia parigina che, inseguiti senza motivo dalla polizia, rimangono fulminati dall’alta tensione, provocano la rivolta dei sobborghi di tutto il Paese. Il ministro dell’interno, futuro presidente, a ridosso della morte dei due ragazzini ha urlato in tv: “ci sbarazzeremo di questa feccia”, “sono canaglie”.
Bruno Beausir (1974), in arte Doc Gynéco, è nato e cresciuto nella banlieue parigina. Originario della Guadalupa, si è imposto al pubblico come rapper con la fissa del sesso (Gynéco sta per Ginecologo). Il suo esordio però è avvenuto nel 1994 su 95200, album dei suoi amici Stomy Bugsy e Passi, ossia i Ministère A.M.E.R., gruppo che nel 1995 per un brano anti-polizia comparso sulla colonna sonora del film L’odio, Sacrifice de poulet, è stato querelato dall’allora ministro dell’interno, Charles Pasqua, e condannato a pagare un’ammenda di 250.000 franchi (Pasqua, conservatore e neogollista, aveva anche chiesto di vietare la vendita dei dischi del gruppo). Negli anni seguenti, dal 1994 al 2004, Doc Gynéco è stato sotto contratto con la Virgin pubblicando tre album. Ma dopo il discreto successo dell’esordio, Première consultation, le cose sono andate così così e, giunta la crisi delle vendite discografiche, nonostante varie apparizioni tv del Nostro in veste di opinionista di un talk show (‘On ne peut pas plaire à tout le monde’), la major lo ha liquidato. Durante questi anni di carriera artistica Doc Gynéco, nonostante l’impronta disimpegnata, ha anche musicato rime “coscienti”, come “Sono debole e sto a sinistra” (da Cousins, brano di RZA del Wu Tang) e “Sono negro, ebreo e comunista” (da Oyé Sapapaya,con Stomy Bugsy). Ma una volta ritentata la fortuna senza il supporto di una major, con un doppio album metà reggae e metà rap – altro mezzo flop -, e pur avendo rilasciato negli anni dichiarazioni di sostegno al socialista Lionel Jospin e di critica al Sarkozy ministro dell’Interno, ecco l’outing: “Non sono mai stato di sinistra. Quando criticavo Nicolas probabilmente mi avevano riferito cose sbagliate sul suo conto”. Qualcosa non torna? Beh, c’è un antefatto: nel 2006 Pierre Charon, consigliere di Sarkozy, contatta Doc Gynéco perché all’Eliseo si è pensato a una mossa per ben figurare di fronte alle banlieue.
In un dibattito del 2007 (questo) su France 2 in cui si parlava del suo libro Les grands esprits se rencontrent – Sarkozy et moi, une amitié au service de la France, Gynéco ha dichiarato: “Essere di destra è qualcosa che è dentro di me”. Per poi controbattere alle critiche del giornalista Michel Polac (1930) così: ”Sapevo che lei era malato, ma vedo che è proprio in fase terminale”. Nessun argomento, poche frasi di senso compiuto, tanta arroganza e una fuga dallo studio prima della fine del dibattito. Dal 2006 insomma Gynéco è diventato un vero e proprio militante dell’UMP (partito di Sarkozy) ma pare aver compromesso la sua missione quando ha definito gli abitanti delle banlieue dei clown: “sono scioccati di essersi sentiti chiamare canaglie quando ogni giorno si insultano tra di loro”.
Thomas N’Gijol, attore comico francese di origine camerunese, in un’altra diretta televisiva ha cercato di scuotere il Nostro: “Bruno, sei un rapper di destra. Ma non esiste proprio!”. Già, perché non si sta parlando semplicemente del primo rapper francese a schierarsi con l’UMP, ma di un personaggio pubblico che ha definito Sarkozy il suo “maestro di pensiero” e che, tanto per chiudere il cerchio, si è fatto produrre il suo ultimo disco da tale Dj Mosey, anche conosciuto come Pierre Sarkozy; il figlio del Presidente.
È di mercoledì scorso l’ultima notizia su Gynéco, confermata due giorni dopo dal diretto interessato: “Sì, mi sono iscritto al Pôle Emploi (una sorta di ufficio di collocamento che durante la ricerca di un impiego garantisce un sussidio di disoccupazione, ndr). La belle époque è finita e come tutti ho bisogno di soldi per vivere”. Già, dopo tre anni e mezzo di boicottaggio da parte dei suoi vecchi fan è anche possibile che sia così. Non male come soluzione per uno che nel 2006 aveva dichiarato pubblicamente che non si sarebbe mai iscritto al Pôle Emploi: “Per me accettare di iscrivermi sarebbe la fine”.
Doc Gynéco è sempre stato un rapper mediocre, anche quando frequentava assiduamente colleghi con delle idee e dunque più coerenti di lui. La sua sembra più una storia all’italiana che francese (accontentiamoci di Apicella). Storia che la redazione della webzine francese Fluctuat ha commentato con una battuta ineccepibile: “Uno che si chiama Doc Gynéco non poteva che andare d’accordo con chi ha fatto il ministro dell’interno”.
[RZA: DOPO IL CINEMA ANCHE LA PITTURA]
Dopo Ghost Dog di Jim Jarmusch, American Gangster di Ridley Scott e altri ruoli nel cinema, RZA, rapper e produttore del Wu-Tang Clan, s’è concesso anche alla “pittura”. Ecco la prima foto di uno dei 360 esemplari dell’opera con cui ha esordito ufficialmente nell’arte figurativa il 1° Gennaio scorso, Victory Or Death:
L’opera fa parte del progetto When Art Imitates Life (WAIL) ed è una rilettura di Washington Crossing the Delaware, quadro di Emanuel Leutze del 1851. Rilettura in chiave hip hop visto che, oltre al viso dell’autore – sovrapposto a quello del 1° Presidente degli Usa, George Washington – in Victory Or Death figurano anche i volti di GZA, Ol’ Dirty Bastard (1968 – 2004) e due mani che formano una W, simbolo dello storico gruppo rap statunitense. Ma a quanto pare la tela ha altri dettagli da scoprire…






