Blaluca

Musica, cinema e altre culture. Non sempre e solo dalla scrivania.

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[Railster: The Blaluca Mixtape #13]

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Produttore, autore di remix e mixtape, l’udinese Railster è attivo dal 2000 e ha mosso i primi passi nell’hip hop per poi sperimentare suoni e ritmi elettronici di altra matrice. L’autore dell’album Patchwork Anthems (ReddArmy, 2009) e sorta di direttore artistico della raccolta BEAT.IT ha realizzato il tredicesimo Blaluca Mixtape (che si apre con un remix inedito di un brano di Night Skinny aka TNS). Ma non aggiungo altro perché ci siamo detto molto nella chiacchierata via web. Di seguito trovate il link al mix (cliccando sulla copertina), l’intervista e la tracklist. Buon ascolto e buona lettura.

Qual è stato il tuo ruolo in BEAT.IT? Come è nata l’idea?
L’idea è partita da Gabriele Marino di SentireAscoltare, che ha contattato il mio amico Marco (U.X.O.) e gli ha chiesto di fare una compilation sulla scena “wonky” (mi si passi il termine). Marco mi ha girato l’idea e ho cercato di metterla in pratica. Più di un anno fa ho creato un piccolo gruppo su facebook, dove ci teniamo in contatto condividendo le uscite musicali, scambiandoci opinioni, insomma conoscendoci. Anche questo ha influito nella decisione di fare una piccola raccolta, con alcune tracce musicali che potessero dare un aiuto a orientarsi a tutti gli artisti e alle etichette underground, magari anche per iniziare un percorso di approfondimento e di collaborazione. Poi da questa idea embrionale ci sono stati ulteriori sviluppi e tanti amici hanno dato un aiuto senza chiedere un euro. Ho contattato Filippo Aldovini della Error Broadcast che fin da subito si è dimostrato entusiasta dell’idea e mi ha anche dato una mano nella selezione dei brani e nella promozione, poi ho avuto la grande fortuna di incontrare MattB della Made In Glitch che con molta pazienza ha curato il processo di mastering per i brani ricevuti nel suo studio negli Stati Uniti. Io ho raccolto il materiale, ho coordinato tutto il progetto, ho fatto il sito internet. Ma tutto è stato fatto anche grazie al contributo di Fulvio della ReddArmy. Ulteriore menzione va a Chiara “Goose”, che ha curato la parte grafica del progetto, a Simone Zaccagnini, che ha creato l’immagine della copertina, e a Imeji studio, che ha fatto il piccolo video promozionale della compilation che spiega come piegare il booklet.
Hai un background hip hop ma il tuo Blaluca Mixtape spazia in vari ritmi. Già dai tuoi esordi eri interessato ad altri ritmi, anche lontani dall’hip hop, o è una passione che hai sviluppato nel corso del tempo?
La cultura hip hop è sempre stata un contenitore di diversi generi e influenze, da sempre la concepisco così. È stato fondamentale scoprire che Planet Rock era stata campionata dai Kraftwerk, gruppo che non aveva niente a che fare con quanto si è creato negli anni a seguire nel movimento hip hop. Stesso effetto scoprire che il giro di synth di Lose Control di Missy Elliot è uguale a quello di Clear di Juan Atkins (Cybotron). Quindi, cos’è l’hip hop se non una musica di contaminazioni? Di recente ho scritto un post su facebook in cui richiedevo maggiori informazioni sulla collaborazione tra Flying Lotus e Dorian Concept: non ne sapevo niente e la risposta mi ha impressionato visto che mi si diceva che avrei dovuto essere a conoscenza di tutte le ultime uscite, in quanto esperto del genere. Sinceramente non credo che la musica sia controllare i feed rss delle maggiori etichette di musica elettronica. In quel momento mi è sembrato di tornare ai banchi di scuola o davanti alla scena della mamma che ti dice di studiare mentre tu fai altro. È come quelli che fanno “assoli di chitarra metal” e ascoltano dischi di “assoli di chitarra metal”. Figo, no?
Intendi dire che si pretende molto da chi proviene dall’hip hop proprio per la sua natura, ormai assodata, di “genere contenitore”?
No. Credo che spesso ci sia l’idea che il produttore di un determinato genere di musica elettronica ascolti solamente questa particolare musica elettronica. Questo non è vero. Secondo me, in quei casi si tratta solo di invasati di un genere che potenzialmente si perdono le cose più interessanti. Spesso la musica elettronica può differenziarsi anche solo per l’utilizzo di particolari sample anziché di altri, e questo dà l’idea del cambiamento rispetto al passato. Se io mi fossi sempre focalizzato sul “wonky” forse non avrei capito neanche un disco come Butter di Hudson Mo o le ultime produzioni di Rustie. Quindi ascoltare diversi generi credo sia fondamentale.
Lasciando stare rapper e produttori, credi che il pubblico hip hop italiano in media sia davvero aperto all’ascolto di ritmi nati in altri contesti e magari interessato a conoscere altre sottoculture musicali? Anni fa si parlava molto dei “puristi”, oggi quel pubblico si può dire sia maturato?
Non so se si tratti di effettiva maturazione ma sicuramente l’hip hop, per quanto riguarda l’Italia, sta vivendo un buon periodo. Si sente molto l’influenza di generi come la dubstep, basti sentire Salmo che, con la sua Street Drive-in Remix per esempio, ha avuto un ottimo feedback: quasi due milioni di views. Anche la collaborazione tra Fibra e Marracash con Qualcuno normale suona molto fresca. Allo stesso modo tanti altri, come i miei amici milanesi 3 Is A Crowd, o gli Useless Wooden Toys o i Crookers, sicuramente hanno rinfrescato l’hip hop italiano portandolo verso influenze elettroniche. C’è stato anche un ricambio generazionale che ha aiutato gli artisti a spingersi più avanti, trovando dei giovani ascoltatori abituati a generi musicali differenti, meno “puristi” rispetto al passato. Ancora non c’è una grande ricerca da parte degli utenti stessi in diversi sottogeneri legati all’hip hop, ma su questo non mi sentirei di generalizzare, la musica e la ricerca sono sempre legate alla curiosità del singolo individuo. Oggi, rispetto a dieci anni fa, sicuramente ci sono più stimoli, quindi è più facile approfondire con una semplice ricerca su Google. Il pubblico hip hop si è allargato e anche l’offerta è diventata molto varia: mi pare una buona cosa per l’Italia. Nel mio caso, la compilation BEAT.IT è stata recensita da portali hip hop come RapBurger, il che mi ha fatto molto piacere, credevo anche che venisse scaricata maggiormente da utenti esteri, e invece è stato il contrario, tanti download sono proprio venuti da diverse parti d’Italia, e forse anche da computer hip hop.

TRACKLIST
01 Night Skinny – NYC Born (feat. Dre Love) (Railster Remix) (Inedit)
02 Rusko – Dirty Sexy
03 Chris Brown – Look At Me Now (feat. Lil Wayne & Busta Rhymes)
04 Girls – Girls (Baauer Remix)
05 Digi G’Alessio – Juke Skywalker
06 LDFD – Pinheiro
07 B JU – Gobble Gobble
08 Barrington Levy – The Vibes Is Right (Om Unit Edit)
09 Ital Tek – Days Illusion
10 heRobust – Frontman Bandwidth
11 Miqi O. – Honeyboxxx Generation (Leonard Dstroy Remix)
12 Ashanti – Foolish (eLan Remix)
13 Doug E Pillz (Radio Bootleg) (RAJA Remix)
14 Morpheground – Pathological
15 Todd Terje – Inspector Norse
16 Gus Gus – Within You
17 Joy Orbison & Boddika – Mercy
18 Lone – Vulcan Mill Acid
19 Gino Soccio – So Lonely (vinyl)

[God Bless Computers: The Blaluca Mixtape #12]

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Proprio di recente su questo blog scrivevo di God Bless Computers (si veda qui). Oggi il produttore ravennate classe 1984 e di stanza a Berlino, già parte del duo Delitto Perfetto e della crew Il lato oscuro della costa, è l’autore del nuovo Blaluca Mixtape, il dodicesimo della serie. Un mix dalle atmosfere notturne con qualche intrusione soul e giamaicana a scaldare l’ambiente. La foto di copertina è di Veronica Daltri. Di seguito la selezione mixata e l’intervista. Buon ascolto e buona lettura.

[God Bless Computers: The Blaluca Mixtape #12], posted with vodpod

Come riassumeresti il tuo percorso artistico da Delitto perfetto a God Bless Computers?
Lo riassumerei dicendo che sono cambiato molto da allora. Tendo con facilità a distruggere e ricostruire da capo più che a fare piccole correzioni di percorso. Credo che ciò sia determinato dal fatto che sono un eterno insoddisfatto. Lo dico in maniera molto serena: ormai ho preso confidenza con questo lato del mio carattere e cerco di sfruttarlo in maniera intelligente. Quando sono partito per Berlino, circa un anno fa, ho deciso di dare un taglio con il mio passato musicale e costruire qualcosa di nuovo che mi rappresentasse di più. Ho aperto un blog e ho iniziato a scriverci alcuni racconti, pensieri, punti di vista. La musica che faccio è parte integrante del medesimo processo comunicativo. Mi piace immaginare che la parole che scrivo servano da guida o da tracciato per la comprensione di quello che faccio.
Hai fatto parte di un collettivo (Il lato oscuro della costa) e lavorato in duo (Delitto perfetto). Ora sei concentrato sul tuo progetto solista: cosa hai perso e cosa hai guadagnato rispetto alle precedenti esperienze?
Considerando che il mio rapporto umano e di amicizia con le persone con cui suonavo è rimasto immutato, credo che musicalmente posso dire di averci solo guadagnato. Ora mi prendo cura del mio piccolo progetto, lo cresco con cura come fosse un bonsai. Posso scegliere quello che mi piace, con i tempi che preferisco, senza dover necessariamente scontrarmi con situazioni in cui mi sento “fuori contesto”.
E a Berlino un italiano può anche non sentirsi “fuori contesto”?
È una domanda complessa, come altrettanto complesse sono le dinamiche di questa città. Berlino è un posto che ti respinge in fretta o ti accoglie a braccia aperte, dipende dalla tua capacità di adattamento a questo ambiente. Io personalmente non mi sento fuori contesto, un po’ per via del clima multiculturale in cui le differenze sono sempre contemplate, un po’ perché penso di aver tante esperienze da condividere e tante cose da assorbire.
Anche questo mixtape è influenzato dalla tua residenza berlinese?
Se fosse influenzato dalla mia residenza berlinese sarebbe infarcito di minimal techno (ride). A parte gli scherzi, ho cercato di miscelare con cura suoni di artisti che mi piacciono, l’ho fatto in maniera molto spontanea e poco pensata, ho curato tuttavia la pulizia dei mixaggi e l’alternanza dei flussi sonori. In fondo sono cresciuto sui giradischi e i mixaggi sono una cosa che reputo molto importante. Oggi il web è pieno zeppo di podcast, mixtape e altri progetti del genere in cui si presta attenzione esclusivamente alla scelta dei brani trascurando i mixaggi che rendono fluido l’ascolto e il prodotto omogeneo. Personalmente sono più interessato a come è costruito un mixtape piuttosto che all’ascolto delle singole tracce che potrei comunque reperirmi e ascoltarmi singolarmente. Tornando al discorso dell’influenza berlinese direi che quello che più mi ha influenzato di questa città è il modo in cui la gente percepisce la musica, e il concetto stesso di divertimento legato a essa. Questa è una cosa che è sempre mancata nel posto in cui sono cresciuto. A Berlino, più che in altri posti, il dj ricopre un ruolo fondamentale. Il dj è colui che in maniera originale e personale miscela musica che la gente è disposta ad ascoltare e ballare. In Italia è una figura un po’ bistrattata, è come se spesso il dj dovesse piegarsi eccessivamente al gusto del pubblico. Ci sono tante cose belle che la gente si perde e non è disposta ad ascoltare perché sono cose che non conosce.

TRACKLIST
01 Arkist – Fill Your Coffee
02 Blue Train – Give I Strength
03 Selah Sue – Just because I do
04 Sola Rosa – Love alone (Mr Boinkins rmx)
05 Africa Hitech – Too Late Dub
06 Boozoo Bajou – Moanin’
07 Comfort Fit – Elmo
08 Benny Tones – Chrysalis
09 Figub Brazlevič – Black Clouds
10 Da Grassroots – Pylar Sanchez
11 Leeroy – Indigenes
12 Bilal – Fast Lane
13 Pete Rock – Petes jazz
14 Jazz Liberatorz – Clin D’oeil
15 Isaac Aesili ft. Rachel Fraser – I’m all in
16 Blundetto – Party animals
17 Little Dragon – No Love

[Aquadrop: The Blaluca Mixtape #11]

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Aquadrop è l’alias di Aron Airaghi, dj, compositore di musica elettronica, sound designer e beatboxer. Milanese, trentenne, con un passato jazz-funk (The Natural 6), Aquadrop si è distinto per le sue uscite su etichette statunitensi e inglesi come Trenchant Dubs, Eight: Fx, L2S Recordings, Seclusiasis e sulla francese Musique Large. La sua musica è passata a più riprese su BBC Radio 1, un suo brano figura nella colonna sonora della serie tv americana Skins e il suo mix realizzato in esclusiva per Blaluca si apre con Mosca e si chiude con Jaco Pastorius, due ambienti sonori quanto mai agli antipodi. In mezzo scorrono beat pieni di contaminazioni ma con una genesi per lo più riconducibile a due grandi contenitori come bass music e hip hop. Di seguito il mix e l’intervista. Buon ascolto e buona lettura!

[Aquadrop: The Blaluca Mixtape #11], posted with vodpod

Le aree principali in cui ti sei formato sembrano essere il jazz, l’hip hop e la bass music. È un’approssimazione che rende giustizia al tuo percorso musicale (che non sembra amare confini e definizioni) o no?
Il rap dei bei tempi e di conseguenza jazz e funk sono generi a cui mi sono affezionato sin da piccolo. Crescendo ė passato di tutto, dalla jungle a Philip Glass. Ho sempre ascoltato tanta musica, apprezzando sia il lato dancefloor (entro certi limiti) sia quello concettuale. In questo momento sto ascoltando i brani originali di The Secret of Monkey Island (da vero nerd).
L’hip hop sembra essere una buona scuola di formazione: si sente sempre più spesso di artisti partiti dall’hip hop per approdare ad altro e farlo bene. Allo stesso tempo sembra condannato a restare una fase di passaggio: tu per crescere artisticamente hai dovuto prendere le distanze dall’hip hop?
Penso sia un’ottima scuola di formazione, in generale cerco di portarlo sempre con me. Avessi ogni giorno a disposizione il talento di Long John Silver aka ArgentoVivo – con il quale spesso collaboro – forse produrrei solo grime. Detto ciò, mi sono allontanato dalla scena mainstream italiana, se così può essere chiamata. La trovo un po’ una buffonata. Nonostante tutto mi capita ancora di fare il beatbox / freestyle per strada con gente mai vista prima ed è sempre bello.
Visto che hai spesso a che fare con il mercato musicale estero (soprattutto americano e inglese), come spiegheresti la differenza con quello italiano?
Credo sia sufficiente dire che all’estero lo spettro è molto più ampio, in qualsiasi senso. Parlando di discografia c’è una quantità incredibile di etichette indipendenti, molte buone, altre meno, ovviamente. Gli artisti incontrano pochi ostacoli nel trovare “casa”, uscire sul mercato e cercare di farsi una carriera. Si può rimanere originali, anzi parecchie volte l’originalità è premiata. Il sistema non è così malandato e il pubblico ha le orecchie meno tappate: da quelle parti non passano solamente Vasco, Jovanotti o qualche rapper per teenager con evidenti problemi di percezione uditiva. Nonostante tutto, essendo le cose un po’ più facili, nascono come funghi cloni di qualsivoglia artista più o meno affermato – nella classifica garage di juno trovate in questi giorni una copia di J. Blake tanto perfetta quanto imbarazzante – mentre qui ho la convinzione ci sia spazio per un’ispirazione più intima e personale (chiaramente non nella musica pop). Di pari passo va la questione in termini radiofonici e giornalistici. Riassumendo penso che all’estero ci sia molto meno sonnifero nell’aria e molta più fame di cultura e novità.
In altre parole in Italia chi fa musica non può contare su un supporto professionale adeguato, deve affidarsi alla propria intraprendenza ma questo stato delle cose può avere anche il suo pro. Non si tratta di una consolazione?
È una selezione naturale positiva a mio parere. Non avendo supporto adeguato uno ci deve credere con tutta la forza, autoproducendosi senza dover fare i conti con i tempi (e magari i gusti) indecenti delle etichette oppure mandando miliardi di demo come faccio tuttora.
Puoi anticipare o dare qualche indizio sulla sorte dei tuoi demo in circolazione ora?
A parte la release su Seclusiasis e un remix per il disco di King Knut su Musique Large ho appena finito la prima parte di un progetto chiamato Synthesized Landscapes from Future. Non è garage né dubstep, si avvicina un po’ alle ultime cose di Rustie. Questa volta credo che avrò un tot di difficoltà a trovare chi sappia apprezzarlo! Per il resto sto preparando un remix per il mio amico – e grande artista – Pandaj e un singolo con il mio amico – e grande artista – The Golden Toyz.
Vuoi dire qualcosa su questo mix per Blaluca?
Come ti avevo anticipato, dopo settimane di full immersion in studio mi sono trovato in clima piuttosto sbarazzino e danzereccio. È decisamente più tamarro del solito ma mi faccio perdonare con la parte finale, ahahah!

TRACKLIST
01 Mosca – Done me Wrong
02 Zed Bias feat. MC Rumpus & Nicky Prince – Neighbourhood 09 (Roska Remix)
03 SBTRKT – Sanctuary
04 Seiji – Agua Riddim
05 Breach – Fatherless (T. Williams Remix)
06 Digitaline – Africa
07 Yellowman – Zungguzungguguzungguzeng (Horsepower Productions Remix)
08 Sukh Knight, Mensah. Squarewave – Quad Bikes
09 MRK1 feat. Doctor – Rapapampam
10 Lost feat. Beezy – Snake Eyes
11 The Prodigy – Take Me to the Hospital (Rusko Remix)
12 Breakage feat. David Rodigan & Newham Generals – Hard
13 16Bit – Jump
14 Sukh Knight – Diesel not Petrol
15 Chris Brown feat. Busta Rhymes & Lil Wayne – Look at Me Now
16 Aquadrop feat. Natalie Storm – Look pon Me
17 D&D All Stars – 1, 2 Pass It (Remix & Original Mix)
18 Cocoa Brovaz feat. Tony Touch & Hurricane G – Spanish Harlem
19 De La Soul – Itsoweezee (HOT)
20 Jaco Pastorius – Portrait of Tracy (Live)

[Dj Foster: The Blaluca Mixtape #10]

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Dj Foster viene da un piccolo comune della provincia marchigiana. Dal 2009 è resident della radio londinese Sub FM: le sue selezioni vanno in onda ogni lunedì, dalle 15 alle 17. Negli anni si è appassionato a due culture urbane, prima l’hip hop, poi il dubstep: in entrambi i casi ha scelto giradischi e vinili per farne parte. Tralasciando le numerose date italiane, ha suonato a Londra, Bristol, Leeds, all’Outlook Festival, ad Amsterdam ed è stato ospite da GetDarker TV. Collabora costantemente con la Numa Crew (Firenze/Elastica/Erba rec). Per Blaluca ha realizzato un mix assolutamente notturno (e pieno di bassi). Come consuetudine, gli ho rivolto qualche domanda. Di seguito il mix, il decimo della serie, e l’intervista. Buon ascolto e buona lettura.

[The Blaluca Mixtape #10], posted with vodpod

Mai avuto la tentazione di trasferirti a Londra?
Sì, a volte ce l’ho ancora e molti me lo consigliano, spesso. Immagino sia come andare in un ristorante chic dove si mangia stretti, tutti attaccati: tante opportunità in più da sfruttare ma allo stesso tempo tante persone in più che le sfruttano o tentano di farlo. E il senso di questa metafora me l’hanno confermato molti inglesi e/o gente trasferitasi a Londra. Non sto dicendo che mi piace fare il “profeta in patria” e che la “competizione” è una cosa negativa. Anzi, avere a che fare con un mercato più grande, vedere come lavorano altre persone, come e cosa suonano altri dj, così come suonare con questi dj fuori dall’Italia, sono le cose che ti formano di più. Dovrebbero portare a Londra il mare e i portici tipo Bologna per quando piove… a quel punto sarebbe perfetta per me! Hahahaha!
Negozi a parte, come ti procuri i vinili che collezioni?
Da privati, spesso inglesi. Oppure, a volte, da conoscenti che vogliono fare scambi, gente che magari ora suona altra musica o che ha bisogno di soldi. Anche da internet, ovvio: ci sono molti shop sconosciuti che, nonostante non siano specializzati in bass-music, tengono qualcosa del genere. Basta cercare. Mi ricordo una volta, su un forum, un ragazzo mise in vendita una collezione smisurata di dubstep perché aveva bisogno di soldi per il matrimonio: giuro, quando ho letto il motivo (e i titoli dei dischi) avrei voluto chiamarlo e dire “stai facendo l’errore più grande della tua vita” (lol). Mi ricordo per esempio il DMZ 008, lo presi anni fa da un negozio australiano, penso fosse davvero una delle ultime copie non usate in circolazione, non ne ho più viste. Dead man walking invece lo trovai a Bologna da Disco D’oro, messo come ultimo nella sezione dubstep, quando online tutti lo cercavano.
Come e quanto ha inciso il tuo passato da turntablist sullo stile con cui mixi oggi?
Ha facilitato le cose, avevo già molta confidenza col vinile e nel passare velocemente da un disco a un altro. Questo aiuta, e non poco, quando per esempio si vuole fare una selezione veloce o un 3 decks set. In ogni caso, l’unica cosa che forse incide sullo stile con cui mixo oggi è la reazione delle persone che mi ascoltano.
Hip hop e dubstep: dalla tua esperienza, ci sono qualità dell’uno che farebbero comodo all’altro? Mi riferisco a scena e movimento, non all’aspetto musicale.
A me sembra che molte qualità dell’uno stiano già facendo comodo all’altro e viceversa. Fondamentalmente sono due culture underground che nello stesso periodo, o quasi, stanno riscuotendo successo a livelli più alti. Il fatto che usino le proprie rispettive visibilità (in crescita) per auto-alimentarsi a vicenda è segno di una sorta di evoluzione, lo vedo come un bene, se fatto con coscienza, senza perdere i principi di ognuna. Oggi in Italia è palese che l’hip hop sta sfruttando l’ondata della dubstep, vediamo sempre più rapper cantare su basi del genere. Sfruttare non lo dico in maniera negativa, l’ho detto prima: è un bene. Come la dubstep usufruisce della popolarità di artisti come Fabri Fibra, Marracash, Guè Pequeno, Salmo ecc… per cercar di far arrivare a un pubblico sempre più vasto il messaggio “svegliatevi, siamo anni indietro! Serve roba nuova! E sappiate che questa roba che vi piace solo adesso esiste già da tempo!”.
E come reputi lo stato di salute della bass music oggi? Per esempio: sbaglio o, dopo un periodo di esposizione pubblica, sta tornando a essere roba per “quelli del giro”?
Le serate con un piatto solo e soundsystem autocostruiti penso non siano neanche paragonabili alle serate nei club. Nel complesso comunque lo reputo buono, considerando soprattutto evoluzione e popolarità, vedi sopra il rapporto hip hop-dubstep, l’avvicinamento di molti gruppi dub a sonorità più elettroniche, le sempre più numerose serate in giro, il pubblico sempre più vasto. Sulla qualità ovvio, si può solo che lavorare: a volte basterebbe solo informarsi un minimo prima di dare un’etichetta.

TRACKLIST
01 Epitome – Sublife (Dj Madd Remix) (NoMad Records dub)
02 Compa – Security (Area Recordings dub)
03 Content – Osmosis (forthcoming)
04 Core – Rescue room (dub)
05 Lapo Numa Crew – Rah rah rah (dub)
06 Sleeper – Narrow (Chestplate)
07 Ollie303 – Destroy and Rebuild VIP (dub)
08 Noiza – Seppuku (dub)
09 Mala – Eyez VIP (DMZ)
10 Killawatt – Five suns (dub)
11 J Kenzo – Therapy (Tempa)
12 Von D – Fantom (dub)
13 Killawatt & Core – Black Mamba (dub)
14 Biome – Moody (Macabre Unit Digital)

[UXO: The Blaluca Mixtape #7]

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Il settimo Blaluca Mixtape è opera di UXO. Un mix eclettico, con un incipit dalle atmosfere gravi e nel contempo dopate, con un passaggio intermedio più scanzonato e un finale super cosmico (in nome del funk) e avveniristico. UXO ha battezzato la sue selezione con un titolo e un sottotitolo: “Blaluca Summer Mix – UXO peaked some Spacefunk and Cosmic for Blaluca”. Chi segue il Nostro sa che “cosmic” e “space” sono i due attributi chiave del suo approccio alla musica: sia rispetto agli ascolti sia rispetto alle produzioni. Di seguito la traccia audio e la consueta intervista all’autore. Buon ascolto, buona lettura e sappiate che tra due settimane, sabato 17 settembre, UXO e Digi G’Alessio suoneranno insieme al Rocket di Milano.

[UXO: The Blaluca Mixtape #7], posted with vodpod

Innanzi tutto ti chiederei di riassumere come si è evoluto il progetto UXO in questo anno e mezzo passato dall’intervista rilasciata a Blaluca (questa).
In termini strettamente produttivi l’ultimo anno è stato segnato da iper-prolificità e impegni che sono aumentati in maniera esponenziale. Avere conosciuto un network di persone con cui condividere alcuni aspetti della musica è stato fondamentale, sono nate diverse collaborazioni tipo quella con Digi o il progetto con Grillo a nome Go Savant! (c’è una traccia nel mix) con cui stiamo preparando delle release. Ho realizzato diversi remix per gente come Planet Soap, Daretta, Apes on Tapes. Con Casa del Mirto abbiamo fatto uno split single su QueenSpectra. Poi diversi mix per altrettanti programmi radiofonici e c’è in ballo un disco di remix del primo disco di UXO che vedrà coinvolti diversi artisti conosciuti in quest’arco di tempo. Dal punto di vista strettamente musicale, non saprei descrivere l’evoluzione del sound per ovvia mancanza di oggettività. Penso che in UXO convivano diversi elementi sonori, il progetto si focalizza sul sampling e grazie a questa peculiarità il sound stesso può permettersi di essere camaleontico pur mantenendo una certa omogeneità stilistica che spero venga captata.
Cosa ci dobbiamo aspettare dalla collaborazione con Digi G’Alessio?
Non sono bravo a descrivere le cose in cui sono coinvolto in prima persona: il disco con Digi è nato spontaneamente ed è il frutto di amore reciproco e quello che nutriamo verso la musica: un prodotto nato in maniera spontanea come primo tentativo di collaborazione. Ci siamo parlati un paio di volte e siamo partiti senza troppi se e ma: fondamentalmente sono dei remix di materiale che abbiamo selezionato l’uno dall’archivio dell’altro e tramite il remix abbiamo cercato le aree complementari per creare una release omogenea. Musicalmente parlando, se dovessi orientare una persona all’acquisto, direi che è un disco di hip hop strumentale carico di atmosfere funky e spacey.
Proprio a Digi chiedevo (qui) “Qual è il valore aggiunto che un’etichetta oggi può dare a un’uscita”, con te rilancio: ora come ora ha ancora senso rivolgersi a un’etichetta? Sempre restando nell’ambito della musica “elettronica”…
Penso che avere a che fare con dei professionisti del label managing sia una gran cosa e sempre lo sarà per un artista se il rapporto si basa su reciproco rispetto, trasparenza ed efficacia. Il periodo che stiamo attraversando ha una peculiarità: è cambiata la nostra percezione verso il consumo della musica, lo stesso concetto di indie è cambiato. Il “mercato” è vasto e non proprio sano: la situazione è molto nebulosa, un po’ per i cambiamenti tecnologici (e la fruizione dei prodotti digitali), un po’ perché ciò che una volta faceva la differenza tra indie e major (parlo di label con rilievo) è cambiato in termini di approccio professionale e di offerta stessa di prodotti. Chi può offrire un apporto reale a un artista (indipendentemente dal genere) è una struttura professionale solida ed efficiente. Label come Warp o Ninja Tune sono strutture nate negli anni ‘90 con un approccio indie, hanno fatto un percorso qualitativo e professionale che giustifica la loro longevità e stato attuale, che di indie probabilmente mantiene unicamente il taglio stilistico. Ma strutturalmente parlando (immagino) hanno un apparato professionale che non è affatto dissimile dall’approccio industriale delle vecchie major. Inevitabile date le dimensioni che queste strutture hanno raggiunto e non solo nel campo musicale. Per esempio la Warp ha anche una divisione cinematografica. Le label (o quelle che si possono definire tali), devono essere strutture con un focus chiaro composte da professionisti seri. Un artista ha necessità di essere spinto e la promozione non fa parte del suo “mestiere” quindi ben venga la divisione dei ruoli e delle specifiche professionalità. D’altro canto ammiro e condivido chi si autoproduce e lo faccio anche in prima persona o con QS, che più che una label è una piattaforma con un “imprint” stilistico attraverso cui spingo produzioni mie e di altri collaboratori amici. È un modo di approcciare la materia produttiva in maniera diversa da un concetto di label classico. È un piccolo progetto che vive di entusiasmo e snellezza, punta più che altro allo stile e alla documentazione sonora di ciò che mi succede attorno. Niente di più, niente di meno. È una creatura minuta ma con il suo stile… spero.

The Blaluca Mixtape #7 - original artwork by UXO

TRACKLIST
01 UXO – Nemo Funk
02 Ashethics – Random Phrases
03 Afrika Hitek – Don’t Fight It
04 Lykke Li – I Follow You (Tyler the Creator mix)
05 Smania Uagliuns – Eric’s Tranquillity
06 Unknown Shapes – Voices of B
07 Belboury Poly – A Warning
08 Low’n’Zac – Se non Smette di Piovere faccio un Macello
09 Go Savant! – Nebulared
10 Atzeni – Soffice
11 B.Lewis – 2 Birds 2 Stones
12 Digi G’Alessio – Fruits of the Loop, Improvisation and tukras
13 Mr Healan – Baby Love
14 Akili – Bandwith
15 Borda – Riverside
16 Om Unit – Naiad
17 UXO – Body Colours
18 Paul White – Rotten Apples

[Digi G'Alessio: The Blaluca Mixtape #6]

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Nel 2007 su Rumore scrivevo di A Smile For Timbuctù di cui Cristiano Crisci era (ed è ancora) parte a fianco di Simone Brillarelli e col supporto del graphic desinger Jonathan Calugi. Dal 2008 il primo, fiorentino classe 1981, si chiama Digi G’alessio, produce beat a tutto spiano e per Blaluca ha prodotto in esclusiva un mix estivo super brasiliano: MPB, bossa nova, samba, batucada e un po’ di funk tra le righe. Un mix pieno di groove ma anche spirituale, tribale e che spiazzerà solo in parte chi già conosce la produzione eclettica di Digi G’alessio e la verve del Nostro. L’ascolto della sua varia produzione musicale non concede infatti coordinate in cui orientarsi e questo mix lo conferma. Sotto il suo EP per Plynt Records, The Yellow Book, alla voce genere, per esempio si legge: Electronica / Dubstep / Dumbstep / Spagetthi Wobble. Difficile insomma catalogarlo sotto un’unica voce, meno che mai comune. Ecco il mix, il #6 della serie, e un’intervista. Buon ascolto e buona lettura.

[Digi G'Alessio: The Blaluca Mixtape #6], posted with vodpod



Dopo L’attentato ai mondiali è lecito interpretare questo mix così brasiliano come l’attentato alla Coppa America che si sta svolgendo in Argentina?
Ahahahah!! No, no! Mi sono tolto lo sfizio, che avevo da anni, di sfogarmi con della sana batucada in un mix! È un viaggio nel tempo (in tutti i suoi sensi: epoca, velocità del ritmo, clima…) nel caldo/freddo brasile.
Il repertorio musicale brasiliano sembra una delle tue ossessioni. O detto così è un’esagerazione?
Eh! Più che altro la musica SudAmericana con contaminazioni africane in generale, ma l’ossessione più grossa penso di averla per la musica africana, in particolare di Ghana, Niger, Zaire e Mali.
Qual è il valore aggiunto che un’etichetta oggi può dare a un’uscita? Tu ne hai frequentate e ne stai frequentando parecchie…
Dipende dall’etichetta. Una label conosciuta da tanti dà la possibilità di far sentire la tua musica a un target molto ampio di ascoltatori e di far girare il tuo materiale in posti dove con i tuoi mezzi forse non ci arriveresti! Inoltre dà la possibilità di metterti in contatto con molti altri artisti e altre label. Ammetto però a malincuore che di etichette così se ne trovano sempre meno. Spesso, soprattutto nel settore del free download, vedo dei blog camuffati da net-label che, una volta fatta una release, la lasciano sulla loro pagina come se fosse un quadretto appeso al muro, non fanno propaganda, non si muovono, dopo poco ti accorgi che sei soltanto tu quello che sta spingendo il disco, a quel punto tanto vale farsi un blog personale o un sito e fare tutto da là!
Come procede l’esperienza A Smile For Timbuctù?
Anni fa ci siamo presi una pausona ma l’anno scorso ci siamo rimessi al lavoro! A Marzo è uscito il nostro nuovo album! Si tratta di una collaborazione con lo scrittore Alessandro Raveggi. La trasfigurazione degli animali in bestie (Transeuropa / Inaudita Edizioni). Si può trovare oppure ordinare nelle librerie.
Quale sarà la prossima mossa (musicale) di Digi G’Alessio?
Usciranno:
People Business / Critical – 7″ vynil record (Phonocake)
Un mio rmx su DZA – Zoo Keeper – 12″ vynil record (Error-Broadcast)
Oh sp days! (Bedroom Research)
Yes We Gain! (Ideology)
UXO vs DIGI
OVERKNIGHTS – The Planet Soap’s Silkworm remixes


TRACKLIST
01 Bloko Maranhao – Fanfarranhao
02 The Boogaloo Combo – Suavecido
03 Pedro Santos – Agua Viva
04 Originais do Samba – Demonstracao de Bateria
05 Antonio Adolfo & a Brazuca – Caminhada
06 Arthur Verocai – Presente Grego
07 Luciano Perrone – Samba Vocalizado
08 Orquestra Afro Brazileira – Ago Lonan
09 Airto Moreira & Flora Purim – Tombo pt1
10 Antonio Carlos E Jocafi – Tereza Guerreira
11 Orquestra Afro Brazileira – india
12 Abaetè – Noves Fora
13 Joao Nogueira – Mulher Valente è minha mae
14 Airto Moreira & Flora Purim – Tombo pt2

[Subeena: The Blaluca Mixtape #5]

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Rieccoci con The Blaluca Mixtape, la serie di mix prodotti appositamente per questo blog. Il quinto capitolo (qui il precedente) è firmato Subeena, producer italiana di origine bulgara di stanza a Londra e titolare della Opit Records (intervistata per Blaluca poco più di un anno fa, si veda qui). La sua selezione esplora i sotterranei inglesi: ci ritroverete i Circle Traps (di cui ho già parlato qui) e vari nomi emergenti come T. Williams. Sotto il mix la consueta intervista. Buon ascolto e buona lettura.

[Subeena: The Blaluca Mixtape #5], posted with vodpod


C’è una predominanza di brani prodotti a Londra nel tuo mix. Quanto è cambiata la tua visione e concezione della musica da quando risiedi nella capitale inglese? Credi ci siano altre capitali dei ritmi elettronici altrettanto interessanti?
Per anni ho creduto di no, o forse più che altro non mi interessava, ma in realtà sì… Per quanto credo siano in parte influenzate da quello che succede a Londra, città come LA, Detroit, Berlino e Glasgow – per fare qualche esempio – hanno la loro forza e il loro sound. Fosse tutto solo a Londra sarebbe un po’ claustrofobico. C’è anche da dire che spesso la gente tende a non voler vedere oltre Londra e per altro il fatto che le tracce nel mio mix siano soprattutto londinesi non era premeditato o calcolato. Di solito cerco di variare un po’. Difficile dire se ci sia tanta altra musica che non emerge perché non viene da Londra o se effettivamente l’ambiente qui dia più spazio ed equilibrio a produzione e collaborazione – perché alla fine l’interagire è spesso alla base dei tanti sviluppi musicali. La mia concezione si è in certi sensi ampliata parecchio ma allo stesso tempo si è ristretta in fatto di angolo. Cerco di non escludere nulla a priori però sono esposta a molte meno cose rispetto a quando ero adolescente. Diciamo che se fossi riesposta a più cose probabilmente le giudicherei con criteri molto più ampi rispetto a qualche anno fa.
Quali riscontri ti hanno colpita di più e quali sono state le maggiori soddisfazioni da quando hai messo in piedi la Opit Records?
In generale credo il fatto della gestione totale, coinvolgere chi voglio e non dover per forza stare dietro ad approvazioni altrui. È ottimo lavorare con altre etichette e in effetti combinare le due cose (stare dietro alla propria etichetta e nel contempo produrre per altre) credo sia la situazione ideale. Allo stesso tempo le dinamiche del mercato sono cambiate, etichette che mi piacevano un sacco sono cambiate, la quantità di musica si é iper-moltiplicata… Avere la propria etichetta se si é nella condizione favorevole lascia tante libertà. Riscontri positivi: in generale direi che è stato ottenuto un feedback positivo ed è positivo che stia proseguendo sulla linea che avevo già intrapreso negli anni precedenti.
La formula “bass music” ti pare un buon compromesso per definire i ritmi sviluppatisi e affermatisi dall’esplosione del dubstep in poi? O è riduttiva?
Direi che risparmia un sacco di noie quindi è un compromesso che accetto. Ovvio che poi il basso c’è in qualsiasi musica, quindi da un’altra ottica ovviamente può sembrare un po’ assurda come definizione. Però l’idea di dover iniziare a spiegare perché la parola dubstep non va bene, la garage neanche, che dubstep va bene solo in certi contesti mentre electro solo per il fatto che si abbia una 808 non può essere usata ecc… ecc… mi fa venire voglia di tagliare corto con un bel “UK / London bass”, così siamo tutti contenti. Per specificare male o in maniera non adatta (che poi qual é adatta?) preferisco il vago e rispettoso. Se poi uno chiede specificazioni allora deve sorbirsi tutto lo “spiegone”.


TRACKLIST
01. Szare – Action Five
02. VeElSkSiEdL – Voluminous Coils
03. T. Williams – In The Deep (Zander Hardy Remix)
04. Chaos – Afrogermanic
05. Om Unit – Prawn Cocktail
06. Ph0t0machine – Technicolour (Optimum Remix)
07. El Sudor – Hermit
08. Mosca – Tilt Shift (Julio Bashmore Remix)
09. Velour – Kick It Till It Breaks
10. Morris Cowan – The Good Shift Fellow
11. Altered Natives – Goodbye
12. Circle Traps – Bo! Symbol (Subeena Remix)

Written by blaluca

17 maggio 2011 at 10:41 am

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