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[Altri nomi: Martín Buscaglia]

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Proprio ieri (qui) ho segnalato desubicados.tv e tra i protagonisti di uno dei servizi della webtv spagnola – quello ambientato nel mercato coperto Antón Martín di Madrid – figura Martín Buscaglia (1972), cantautore e polistrumentista di Montevideo. Il suo pop d’autore è venato soprattutto di funk, ha vari spunti che si rifanno al tropicalismo e non ignora la tradizione del suo Paese (vedi il candombe, tipico ritmo uruguayo). Dopo l’exploit del 2006 con El Evangelio segun mi jardinero, album che ha ricevuto diversi premi nonché consensi sulla stampa nazionale e internazionale (in primis argentina e spagnola ma anche inglese, messicana, cilena e brasiliana), nel 2010 è uscito il suo quinto disco, Temporada de conejos, come il precedente pubblicato in patria dall’ottima etichetta argentina Los años luz discos e in parte dell’Europa dalla spagnola Lovemonk. D’altronde il Nostro vive tra Madrid, Montevideo e Buenos Aires e di conseguenza ha un rapporto privilegiato con etichette, studi di registrazione, locali e testate giornalistiche di queste tre metropoli. L’edizione argentina di Rolling Stone ha inserito El Evangelio segun mi jardinero tra i 10 migliori dischi del 2006 e Temporada de conejos tra i 50 del 2010. Tra le descrizioni più azzeccate per sintetizzare la musica di Buscaglia c’è quella del quotidiano spagnolo El País: “è come se David Byrne fosse davvero latino”. Già, perché prima ho scritto “soprattutto funk” ma in Buscaglia, più che mai in questo suo ultimo disco, gli spunti sonori spaziano in varie direzioni e le citazioni abbondano. I suoi brani dunque non possono che essere articolati ma mai sovraccarichi o caotici e il filo conduttore è il marchio del suo autore: la conservazione di uno spirito scanzonato. “La questione ludica – ha dichiarato Buscaglia – resta il mio punto di partenza. Mi interessa la proposta dei surrealisti e dei dadaisti, l’idea che l’aspetto onirico e il gioco ti conducano a qualcosa di più profondo senza che tu debba decidere il percorso”. E si sente.
La band che lo accompagna si chiama Bochamakers ed è formata da Mateo Moreno, Martín Ibarburu, Matías Rada ed Herman Klang, ma nei video di desubicados (si veda qui) fa tutto da solo. D’altronde Buscaglia sa suonare chitarra, basso, ukulele, banjo, marimba, tastiere, batteria e “tuppertronic” (strumento inventato da lui); nel contempo per definire ancor meglio la sua musica non si nega l’uso di alcuni giocattoli e altri oggetti vari. Addirittura in un pezzo – Que Importa Blablablá – si dà anche allo scratch; certo, con uno stile elementare, o ludico che dir si voglia, ma ottiene il suo effetto. In Temporada de conejos c’è un grado di “policromia” superiore al pop dei Gorillaz, per fare un esempio emblematico. Pop d’autore contemporaneo e mai autocompiaciuto. E in uno degli ultimi brani, Spam – una sorta di jam tra funk e hip hop – sul finale, dopo una serie di versi impazziti in inglese c’è anche un turpiloquio in italiano…

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