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[Preview: Gli abbracci spezzati]

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[Ho pubblicato il seguente articolo su Vivilcinema Numero 3 (maggio-giugno 2009) col titolo 'Ombre di nero' all'interno dello Speciale Festival di Cannes 2009 (Vivilcinema è il Bimestrale d'informazione cinematografica edito dalla FICE, Federazione Italiana Cinema d'Essai). Lo pubblico su Blaluca in occasione dell'imminente usicta italiana, questo venerdì 13 novembre, del nuovo film di Pedro Almodóvar 'Gli abbracci spezzati' ('Los abrazos rotos'). Ai tempi dell'articolo - pubblicato mentre l'ultima edizione del Festival di Cannes era in pieno svoglimento -, come leggerete, l'uscita del film era prevista per i primi di Ottobre. Su Blaluca avevo già parlato de 'Gli abbracci spezzati', qui]

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Da mesi in Spagna si dibatte sulla crisi del cinema nazionale. Nel pieno di questa discussione una coppia di registi di media fama, Alfonso Albacete e David Menkes, con Mentiras y gordas è riuscita nell’impresa che il nuovo film di Pedro Almodóvar, Los abrazos rotos, ha mancato: riportare il cinema spagnolo in vetta alle classifiche, sopra i colossi americani, incassando oltre 1,7 milioni di euro solo nel primo week-end di programmazione. Uscito lo scorso 18 marzo nelle sale iberiche e in arrivo in Italia ai primi di ottobre con distribuzione Warner Bros, il dramma dalle tinte noir e pop del regista di Donne sull’orlo di una crisi di nervi e Parla con lei, nel suo primo fine settimana in patria si è fermato al secondo posto nella classifica degli incassi; questo nonostante abbia speso una somma quattro volte superiore a quella impiegata da Albacete e Menkes. Ma la formula “vincente” di Mentiras y gordas non è rassicurante: i due registi hanno assoldato un gruppo di attori giovani, belli e già di successo grazie a varie serie tv (tra cui ‘Los Serrano’, che ha ispirato ‘I Cesaroni’) e li hanno portati sul grande schermo con una storia di sesso, droga e musica house; un film furbo, che ammicca in varie direzioni, mal recitato, raffazzonato e soprattutto modesto. Almodóvar, nonostante una massiccia campagna promozionale spinta dalla presenza nel film della prima attrice spagnola a vincere un Oscar, Penelope Cruz (alla sua prima uscita ufficiale dopo lo storico riconoscimento), ha subìto il tradimento di parte del pubblico spagnolo. Ma il suo pubblico per lo più non coincide con quello di Mentiras y gordas. Cosa è accaduto quindi?

Penelope Cruz in "Gli abbracci spezzati"

Il motore narrativo de Los abrazos rotos, film marcato dalla presenza a più livelli del cinema nel cinema, è una storia d’amore osteggiata e passionale. Il personaggio messo in scena da Penelope Cruz, Lena, è uno dei due amanti in questione e incarna la tanto annunciata tinta noir del film: l’evoluzione del suo rapporto di riconoscenza e convenienza con un uomo facoltoso e molto più attempato di lei (Ernesto Martel, ben interpretato da José Luis Gómez) riprende alcune situazioni tipiche del filone noir, su tutte quella in cui la figura femminile vuole sottomettere il proprio compagno per liberarsi e appianare il corso della relazione con un altro uomo, il vero amore (ma questa ripresa in chiave moderna della dark lady avviene in maniera timida). Lena e il suo tragico destino muovono l’intera vicenda e a piccoli passi rivelano il passato del protagonista, Mateo Blanco, il suo amante, un regista cinematografico disilluso e non vedente interpretato da Lluís Homar. Lena è una protagonista in disparte: la sua sfuggente presenza ha creato, anche indirettamente, delle ombre nella vita degli altri personaggi, e queste delimitano il territorio noir del film. Il confine con questo noir, che non si affranca dalla condizione di ospite in casa di un altro film, è per lo più occupato da una sgargiante estetica pop tipica di Almodóvar, che si rende omaggio e fa autoironia mettendo in scena Chicas y maletas, film nel film (in cui la presenza in scena del rosso, già degna di nota nella storia “reale”, diventa ossessiva) e causa dell’incontro tra i due amanti. Così l’accostamento di noir e pop in più frangenti stride ma non dà mai vita a un vero e proprio conflitto stimolante, anzi produce una stonatura che sa di una scelta a metà, per cui alla fine si può parlare tout court di un film drammatico – Almodóvar ha curiosamente insistito parlando di noir. Per sbancare, Los abrazos rotos aveva bisogno di una dose di furbizia spudorata come quella di Mentiras y gordas; per esempio il regista manchego è perspicace nell’individuare le figure dei due personaggi giovani nel film, ma poi la loro descrizione sembra ancora una volta figlia di una scelta moderata. Pedro Almodóvar quindi in tempo di crisi non ha ceduto alla mercificazione del cinema come i registi di Mentiras y gordas, ma il suo pubblico si è sentito tradito quando non ha trovato in questo film tracce significative del suo radicalismo, della sua capacità e forza di provocare e spiazzare.
In questi giorni la presenza de Los abrazos rotos nel concorso del Festival di Cannes (affiancato, fuori concorso, dall’ambiziosa nuova produzione di Alejandro Amenábar, Ágora) rappresenta la speranza più concreta per il lancio internazionale del film e, magari, per un rilancio in patria. A priori però, e preventivamente proprio lo scorso 18 marzo, il Nostro ha fatto sapere che il suo prossimo film sarà una commedia aggiungendo, solo due giorni dopo, che non era sua intenzione assumersi la responsabilità di risollevare il cinema spagnolo.

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