Blaluca

Musica, cinema e altre culture. Non sempre e solo dalla scrivania.

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[Playlist n° 16]

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Di seguito la nuova playlist bimestrale. Qui la precedente.

01 Two Fingers – Stunt Rhythms (Big Dada)
02 Karriem Riggins – Alone (Stones Throw)¹
03 La Rumeur – Tout brûle déjà (Da Buzz)
04 Kid Koala – 12 Bit Blues (Ninja Tune)
05
JJ Doom – Key to the Kuffs (Lex Records)
06
Liars – WIXIW (Mute)
07 Usher featuring PharrellTwisted (RCA)
08 Nas – Life Is Good (Def Jam)
09 Masta Ace – MA_DOOM: Son of Yvonne (Fat Beats Records)
10 Aquadrop – Slff (Seclusiasis)

¹ Ma ancora devo ascoltare l’altra metà, Together

[Playlist 2010]

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Si parte con le classifiche di fine anno. Nelle prossime settimane ne posterò varie. Inizio con i 20 album dell’anno. I primi dieci li trovate anche su Rumore di questo mese insieme a quelli dei miei colleghi. Alias stavolta invece mi ha chiesto un breve articolo in cui parlare di 3 album significativi di questo 2010 (uscirà su uno dei prossimi tre numeri speciali dell’inserto de Il Manifesto e subito dopo lo metterò on line). A me è sembrata una buona annata a livello musicale, non a caso dai 20 tengo fuori album che ascolto volentieri come quello di Clutchy Hopkins (The Storyteller), quello di Roska (Rinse presents: Roska), quello plumbeo di Lou Rhodes (One Good Thing), quello di Ebo Taylor per Strut o ancora quello omonimo dei Magnetic Man, in ascolto da troppo poco tempo per capirne il reale valore – anche visto che uno dei suoi autori, Skream, quest’anno ha sfornato un album che mi è arrivato alla distanza. Non metto link alle pagine ufficiali degli artisti tanto più o meno sono tutti dischi già citati qui su Blaluca nelle playlist bimestrali o in qualche altro post. Se a vostro avviso mi sono dimenticato un album degno di nota, ditemelo per favore, eh.


01 The Whitefield Brothers - Earthology (Now Again / Goodfellas)
02 Gorillaz – Plastic Beach (Parlophone / Virgin)
03 Bei Bei & Shawn Lee – Into The Wind (Ubiquity / Family Affair)
04 Digital Mystikz – Return II Space (DMZ)
05 Lloyd Miller & The Heliocentrics – Lloyd Miller & The Heliocentrics (Strut / Audioglobe)
06 AAVV – Ninja Tune XX (Ninja Tune / Family Affair)
07 Night Skinny - Metropolis Stepson (Relief)
08 Gonjasufi – A Sufi And A Killer (Warp)
09 El-P – Weareallgointoburninhellmegamixxx3 (Gold Dust / Audioglobe)
10 Seu Jorge and Almaz – Seu Jorge and Almaz (Now Again / Goodfellas)

11 Aloe Blacc – Good Things (Stones Throw / Goodfellas)
12 Liars – Sisterworld (Mute)
13 Horsepower Productions – Quest For The Sonic Bounty (Tempa / Goodfellas)
14 Gil Scott-Heron – I’m New Here (XL)
15 Isobell Campbell & Mark Lanegan – Hawk (V2)
16 The Budos Band – The Budos Band III (Daptone / Goodfellas)
17 Skream – Outside the Box (Tempa / Goodfellas)
18 Jamie Lidell - Compass (Warp)
19 Deadfader – Corrupt My Examiner (3by3 / Family Affair)
20 Drink To Me – Brazil (Unhip records / Audioglobe)

[Playlist n°3]

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Ogni due mesi propongo una selezione di dischi usciti di recente (alcuni meno ma in ogni caso si tratta di album usciti nel 2010). Ecco la playlist di Maggio/Giugno 2010, la terza dell’anno (qui la prima e qui la seconda). Molti degli album citati li ho recensiti per Rumore, Il Giornale della Musica e Alias del Manifesto.


01 Gorillaz – Plastic Beach (Virgin)
02 Gonjasufi - A Sufi And A Killer (Warp / Self)
03 Deadfader – Corrupt My Examiner (3by3 / Family Affair)
04 Clutchy Hopkins – The Storyteller (Ubiquity / Family Affair)
05 Michael Leonhart and the Avramina 7 – Seahorse and the Storyteller (Truth & Soul / Goodfellas)
06 Nouvel R– Tout Va Bien (Yotanka)
07 Gil Scott-Heron – I’m New Here (XL / Self)
08 Liars - Sisterworld (Mute / Self)
09 Sage Francis – Li(f)e (ANTI- / Self)
10 Four Tet - There Is Love In You (Domino / Self)

[Liars live @ Magnolia - Mercoledì 12/05/10, Milano]

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Oltre ai Liars non mi vengono in mente altre band venute alla ribalta nell’ultimo decennio con un frontman che tiene il palco come Angus Andrew, con la stessa impressionante presenza. Di recente a una cena con un amico/collega dicevo che da qualche anno i Liars per quel che mi riguarda sono gli artefici del miglior live in circolazione; lui ha ribattuto definendo i loro concerti teatrali, e credo sia un termine azzeccato, specie se riferito ad Andrew, alla sua fisicità, ai suoi movimenti scenici puntuali e a come l’espressione del suo volto segua la struttura drammatica di quei brani che spesso hanno dei climax esplosivi. Ieri sera ho assistito per la terza volta in vita mia a un concerto dei Liars, questa volta al Magnolia di Milano. Dopo i primi venti minuti in sordina, la post-punk/noise band formatasi a Los Angeles ha riproposto la carica che li contraddistingue grazie a brani come Plaster Cats Of Everything o Sacrecows On A Killer Slant (dal loro quinto e ultimo album, Sisterworld, uscito di recente per Mute). Una volta raggiunto il climax del concerto la solita foga dei Liars dal vivo è tornata a essere una costante, anche in brani non proprio tirati come Proud Evolution. E in mezzo è calzata a pennello pure quella pausa per rifiatare ben rappresentata da The Other Side Of Mt. Heart Attack, brano di cui non sarebbe male ascoltare una versione di Tom Waits. Così cinquanta minuti di live dei Liars, nonostante un repertorio di cinque album, non sono sembrati pochi a nessuno; alla fine il trio americano, ieri supportato da altri due musicisti, dimostra regolarmente che la durata di un concerto non conta quando si mette in campo una simile intensità.
Stasera i Liars suonano all’Init di Roma e domani al Bronson di Ravenna; poi passeranno le Alpi (qui trovate tutte le date del tour). Speriamo che lontano da Milano trovino posti più adeguati per un concerto, perché dei tendoni non se ne può più: sembra che da queste parti trovare locali concepiti apposta per concerti “pop” sia un’impresa; con tutto il rispetto per il programma musicale che il Magnolia offre ogni anno.

Angus Andrew @ Primavera Sound 2009 (photo © Inma Varandela)

[Stereogum tribute to Björk]

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A circa un mese e mezzo dalla pubblicazione ecco qualche nota su uno degli album tributi prodotti, pubblicati e diffusi gratuitamente da Stereogum (il blog di culto per i patiti della musica indie). Si tratta di Enjoyed: A Tribute To Björk’s Post, ovvero 46 minuti in cui si ripercorre la sequenza originale del secondo album di Björk, Post, (gran) disco del 1995. Ogni traccia è affidata a un artista differente e l’apertura, Army Of Me, tocca al nome forte tra le band coinvolte, i Liars: sporcato e rallentato (anche se non al livello delle cover più radicali sentite negli ultimi tempi, ossia quelle di Kode9 and The Spaceape, vedi Sign O’ The Times e Ghost Town) il brano, scelto all’epoca dall’artista islandese come primo singolo, così arrangiato sembra una colonna sonora ideale per scene apocalittiche di film ambientati in un prossimo futuro. Ma già il brano successivo cambia completamente atmosfera: la versione di Hyperballad firmata Dirty Projectors (l’indie band più chiacchierata dell’anno) è David Byrne oriented; qualche passo oltre l’indie-pop si ritrova subito la pace, insomma. Saltando qualche brano però arriviamo al vero pezzo forte: gli Xiu Xiu tirano fuori una versione di Isobel in chiave contemporanea che rende onore al concetto di cover, con al centro un violoncello rieditato e una voce spaesata che gli gira intorno. Ultima menzione per Headphones rifatta da Atlas Sound: tanto fosca quanto ammaliante.
Gli altri artisti coinvolti, sfruttando la bellezza dei brani originari, che non è poca, danno comunque il loro contributo. Ma per saperne di più (e scaricare il disco) cliccate qui.

[Kings of Convenience live @ Sala Verdi del Conservatorio - 29/10/09, Milano]

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Ieri sera qui a Milano hanno suonato, nella Sala Verdi del Conservatorio, i Kings Of Convenience. Sono andato a sentirli. I due giovani norvegesi ormai hanno trentaquattro anni, sono cresciuti, ma la loro musica non si è evoluta ma un po’ invecchiata sì. In ogni caso per chi ama il loro stile, emblema del cosiddetto “new acoustic movement”, Erlend Øye ed Eirik Glambæk Bøe restano una garanzia. Dopo cinque anni di silenzio hanno appena pubblicato, a inizio ottobre, il terzo album, Declaration Of Dependance (EMI), in parte registrato allo studio Esagono di Rubiera (Reggio Emilia). Il tour ha toccato l’Italia con due date: l’altro ieri hanno suonato all’Auditorium della Conciliazione di Roma, ieri sera al Conservatorio di Milano. La data milanese ha registrato il tutto esaurito (non da meno quella romana, a giudicare dai video postati su youtube, come questo). Erlend Øye, il nerd che fa cool e in qualche modo l’esuberante del duo, si è presentato con un maglioncino a righe, Eirik Glambæk Bøe, il bravo ragazzo, che nella coppia gioca a fare il legnoso, con cardigan e camicia a quadrettini ben infilata nei pantaloni. Pubblico trasversale e per lo più eccitato dall’evento. “Strano ma vero, In Italia siamo popolari” dice Erlend Øye con fare ironico (aggiungendo quelle frasi tollerate solo se arrivano da una star straniera: “Mi piace la cucina italiana, il vostro clima. Poi ascoltate della musica, la vostra, che conoscete solo qui; fuori dall’Italia mai sentita”. Considerando che in sala c’era Carmen Consoli, chissà come l’ha presa.). Il concerto dura poco più di un’ora e mezza, tra vari brani nuovi e, specie verso il finale, i classici del duo (tra cui Misread naturalmente): pop intimo ma super leggero con sempre più debiti – dichiarati – verso la bossa nova. I ragazzi, grazie al loro umorismo semplice e affabile, creano un clima alla “volemose bene” che dopo un po’ però risulta anche stucchevole, specie quando passano al pubblico il ritornello di Know How, su disco (Riot on an Empty Street, del 2004) affidato alla canadese Feist: sembra di stare su un pullman in gita scolastica quando le ragazze cantano e i ragazzi per fare i duri restano muti. Una volta comunque si possono vedere, magari con un intervallo dopo i primi 45 minuti per rifiatare, ma devo dare ragione a Barnaba Ponchielli quando, sull’edizione milanese di Zero, scrive che dai loro concerti “si esce col sorriso” aggiungendo che è “cosa rara di questi tempi” (Zero – Milano. 16 31 Ottobre 2009; p. 32). Io aggiungo che, una volta a casa, vi verrà voglia di ascoltare i Lightning Bolt o magari i Liars o, più semplicemente, i Sonic Youth. Ma qui dipende dai gusti e dal proprio grado di disadattamento.

[PRIMAVERA SOUND 2009]

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Il seguente reportage sarebbe dovuto uscire sul numero di Luglio-Agosto 2009 del mensile Rumore, ma per disguidi “organizzativi” non è stato pubblicato.

Lightning Bolt @ Primaver Sound '09 (© Chus Sanchez)

Lightning Bolt @ Primaver Sound '09 (© Chus Sanchez)

Primavera Sound ‘09
28 – 30 Maggio
Parc del Fòrum, Barcellona

Il ’Primavera Sound’ è un marchio pieno di garanzie: il suo pubblico, affatto sprovveduto, spesso si piazza davanti a uno dei 7 palchi per una questione di fiducia; difficile d’altronde conoscere tutti gli artisti partecipanti al festival (quest’anno circa un centinaio). Ma l’affluenza e la qualità della proposta sono alte, i rischi dunque limitati. Su El País del 30 Maggio si è celebrato il successo dei festival musicali spagnoli – non senza criticarne, in alcuni casi, il concetto (e questa propensione a dibatterne pubblicamente è una delle chiavi del successo); facile intuire come il Primavera Sound, la cui leadership in ambito rock è incontrastata, ne sia uscito bene: il cartellone di quest’anno d’altronde lo riafferma come un paradigma del rock, quotato a livello internazionale. Se ne può parlare come il festival di Cannes della musica indie (anche per il periodo di programmazione). E se nei festival musicali non c’è concorso, per raccontare in poche righe il Primavera Sound ’09 una maniera può essere quella di assegnare premi fittizi. Eccoli. Miglior concerto: Liars – orgiastici! Miglior performance: David Yow (The Jesus Lizard) – il tuffo sul pubblico alla soglia dei 50 è solo il climax della sua prova. Miglior scenografia e migliori costumi: Sunn O))) – tra il pubblico un Jarvis Cocker divertito dalla loro messa in scena. Il frontman più stiloso: Jarvis Cocker. Concerto più rumoroso: Lightning Bolt – fuori concorso i My Bloody Valentine e la coda del loro live. Premio alla carriera: Neil Young – suo lo show con più pubblico. Menzione speciale: Michael Nyman – con ogni probabilità il suo concerto, durante l’ultima serata, è stato l’unico in cui la parola rock non c’entrava proprio nulla, ma in sala si vedevano ovunque magliette dei Sonic Youth. La prima scossa: verso le 20.30 della prima giornata i Vaselines hanno attaccato con la suggestiva Son Of A Gun. Insomma, dai Vaselines, non proprio dei virtuosi, a Michael Nyman: per capire la complessità di un festival coordinato da persone competenti, che si sono guadagnate piena fiducia in pochi anni.

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