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Musica, cinema e altre culture. Non sempre e solo dalla scrivania.

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[Rassegna Argentina vol.10]

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Di seguito la decima rassegna stampa argentina di questo blog. Qui la precedente.

Cristina Vs. Leo. I temi del mio consueto resoconto dello spazio concesso all’Argentina dalla stampa italiana stavolta non si possono definire proprio originali: politica e calcio. Se si aggiunge questo servizio del sito di Repubblica (Milano) sulla mostra fotografica “Vida Mia”, dedicata al tango, si potrebbe anche sentenziare: “i soliti ritornelli sull’Argentina”. Le elezioni presidenziali alle porte d’altronde non possono che occupare varie pagine sui giornali italiani, dove calcio e tango invece sono onnipresenti quando si parla di Buenos Aires e dintorni.
Le elezioni presidenziali argentine si svolgono domani, domenica 23 Ottobre, e i nostri quotidiani si sono impegnati a comporre un ritratto non solo politico di Cristina Fernández, vedova di Néstor Kirchner, che con ogni probabilità verrà rieletta al primo turno. Su La Repubblica di Lunedì 17 Ottobre, Omero Ciai a p.30 in un articolo intitolato “‘Piangi con me Argentina’. Cristina come Evita”, riconosce il cambiamento della “Presidenta”, con relativo tornaconto, collegandolo alla morte del compagno: “Da un anno Cristina veste rigorosamente in nero, cita sempre il marito chiamandolo semplicemente ‘Lui’, parla in pubblico del suo dolore e sembra sempre a un passo dalle lacrime. [….] oggi è l’immagine della donna afflitta che vince rispetto alla First Lady viziata e vanitosa”. Un cambiamento riconosciuto dagli argentini anche grazie “all’ottima fase economica, i programmi sociali (come il credito agevolato ai pensionati) e l’accento forte a favore dei processi contro i militari dell’ultima dittatura”. Ritratto dai contenuti simili ma con un accento più critico quello di Rocco Cotroneo sul Corriere della Sera di Venerdì 21 Ottobre. Il paragone con Evita non manca, come l’accenno alla crescita economica argentina di questi anni, ma è messo ben più in evidenza il carattere populista della vedova Kirchner e non solo: “Il ‘modello’ non ammette critiche: Cristina non si confronta con i suoi avversari, nemmeno li nomina: ignora la stampa e anzi fa scendere i suoi in piazza contro i giornali nemici; tiene a distanza i molti economisti per i quali la spesa pubblica fuori controllo, eterno sotterfugio peronista, prima o poi presenterà i conti, e potrebbero essere dolori” (“La vittoria assicurata di Cristina, nuova Evita senza il suo Perón”, Corriere della Sera, Esteri p.27). Per proseguire con questa crescita di spirito critico bisogna affidarsi al nuovo numero del settimanale Internazionale (N.920 – ANNO 18), in edicola da ieri, che dedica addirittura la copertina alla “signora Argentina”. Tralasciando lo speciale del mensile messicano Gatopardo, appositamente tradotto, a p. 41 c’è un articolo scritto apposta per Internazionale da Martín Caparrós. Lo scrittore e giornalista argentino esule a Parigi a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 si proietta avanti nel tempo per immaginare i contenuti della voce Kirchner nei “manuali di storia dell’Argentina” tra cent’anni. Opportunisti, non certo trasparenti, abbindolatori, oltremodo retorici, retrogradi, per lo più supportati dalla stampa per far attecchire alcune bugie, in qualche modo disonesti e capaci di mettere a tacere una crisi economica “eliminandone il potenziale di cambiamento”. Si tratta dell’opinione più critica sulla politica dei Kirchner che mi sia capitato di leggere ultimamente.
Passo al calcio, dunque a Messi. Anche il sito del Corriere della Sera (qui) rilancia questa ANSA dal titolo eloquente: “Messi, mi emozionano Maradona e il Che”. “Parola di Lionel Messi in un’intervista rilasciata a ‘Garganta Poderosa‘ (‘Gola Potente’), mensile edito dai ragazzi di una baraccopoli di Buenos Aires”. Marco Todarello invece su Lettera43, quotidiano indipendente online, segnala e racconta i pacchetti venduti dai tour operator per viaggiare in Argentina in nome del fantasista del Barcellona e della nazionale Albiceleste: “ll valore aggiunto del pacchetto è stata la presenza di una guida specializzata in calcio, che ha accompagnato i gruppi di turisti prima e dopo la partita raccontando aneddoti, retroscena e curiosità sulla vita e la leggenda di Messi” (“Argentina, il tour della Pulce – Alla scoperta dei luoghi di Messi“). In attesa del primo vero successo della pulga con la maglia della nazionale. Ma Angelo M. D’Addesio sul suo blog ospitato da Linkiesta, altro quotidiano digitale, oltrepassa proprio Messi e le delusioni dei tifosi di calcio del grande Paese del Cono Sud latinoamericano per celebrare i successi delle nazionali argentine di altri sport con un post dal titolo chiaro: “Non solo Calcio. La svolta sportiva argentina”. Ma forse non bastano i successi extracalcistici: non sarà anche colpa del declino della nazionale di calcio se, come scrive Cotroneo sul Corriere della Sera, “l’altra sera al teatro Coliseo di Buenos Aires” per la chiusura della campagna elettorale di Cristina c’era un “clima da stadio” con tanto di “striscioni, cori e ‘chi non salta!’”?

[Rassegna Argentina vol.9]

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Di seguito la consueta rassegna stampa argentina. Qui la precedente.

Questa rubrica è nata non solo sulla spinta di un legame personale che ho con l’Argentina ma anche per rendersi conto dello spazio che la stampa italiana dedica a un Paese stretto parente del nostro e attento a preservare parte della nostra cultura. La rassegna stampa di oggi conferma l’occhio di riguardo per Buenos Aires e dintorni degli inserti de La Repubblica. Su Il Venerdì del 5 Agosto scorso (n° 1220) alle pp. 52 – 54, il giornalista e fotografo Valerio Bispuri firma l’articolo ‘Hotel Argentina’ redatto in occasione del centesimo compleanno dell’edificio nato per ospitare l’Hotel de los Emigrantes di Buenos Aires: “Tre piani, centro metri di lunghezza e una superficie di oltre diecimila metri quadrati che accoglieva chi sbarcava nel Paese dopo aver attraversato l’oceano in nave per oltre un mese”. La storia dell’edificio – e delle sue funzioni che hanno camminato a braccetto con le vicende argentine – racconta prima di tutto di un popolo di migranti, specie italiani e spagnoli, approdati in cerca di fortuna nel “mondo nuovo”. A più riprese abbandonato l’Hotel è stato anche sede di uffici amministrativi, feste private, di “un piccolo museo in ricordo di tutti i ‘nuovi argentini'” (ospitato in una sola stanza) e, dalla fine della dittatura in poi, dell’Ufficio centrale per l’emigrazione. Il progetto attuale è quello di trasformarlo in un “un vero museo, più moderno, che racconti finalmente la storia di milioni di uomini e donne”.
Di emigrazione scrive anche Bruno Arpaia per segnalare sull’inserto Domenica de Il Sole 24 ore di ieri, 28 Agosto, l’uscita italiana di Una volta l’Argentina: l’autore, Andrés Neuman (1977), racconta le sue origini, la storia di “una famiglia ebrea con apporti creoli e perfino francesi, fatta di militanti, commercianti e musicisti […]”. Il libro è del 2003 ma appare ora in Italia grazie all’editore Ponte alle Grazie. “La sua storia [di Neuman], è allo stesso tempo la memoria della nazione […]” sottolinea Arpaia.
Tornando agli inserti de La Repubblica: su D di sabato 27 Agosto Alberto Giuliani firma un reportage esclusivo (‘La verità senza copione’, pp. 54-66) da Buenos Aires in cui scende in strada, tra chi la abita costantemente o è semplicemente di passaggio, affiancato dai tre attori protagonisti de Il segreto dei suoi occhi, premio Oscar come migliore film straniero del 2010. Il racconto di Ricardo Darin, Soledad Villamil e Guillermo Francella, tre attori tanto famosi quanto vicini al popolo – da dove vengono – diventa un ritratto sociale e storico del Paese, tra crisi, dittatura, nuova presidenza e tango, naturalmente. Tango che troverete citato su molte testate in questi giorni visto che sono in corso le finali del Mundial del Tango: si veda sul sito de Il Corriere della Sera, qui, per esempio.

[Rassegna Argentina vol.8]

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Ecco la rassegna stampa argentina pre-vacanziera. Qui la precedente.

Sia Il Post sia Repubblica hanno ripreso la notizia dell’omicidio del cantautore Facundo Cabral nato a La Plata nel 1937 e assassinato con otto colpi di fucile a Città del Guatemala lo scorso 9 Luglio. Le indagini sono ancora in corso, tre dei cinque esecutori sono stati arrestati ma ancora non si sanno i motivi dell’aggressione armata. Si ipotizza che l’obiettivo reale fosse l’uomo d’affari Henry Fariña, organizzatore locale dei concerti del cantautore che se l’è cavata con qualche ferita – ora è uscito dall’ospedale ed è sotto la custodia della polizia in un luogo segreto.
Sempre Il Post ha pubblicato la foto del ritratto-installazione di Evita realizzato sulla facciata dell’edificio del ministero per lo Sviluppo sociale a Buenos Aires nel 59mo anniversario della morte della moglie del presidente Perón. Potete guardarla qui. Carmilla invece pubblica un articolo di Osvaldo Bayer uscito sul trimestrale Il Reportage. L’autore di Patagonia rebelde denuncia “Il culto degli assassini” in Argentina: “Il generale Lavalle, l’assassino di Dorrego – un martire dell’indipendenza argentina del XIX secolo – è stato premiato con l’intestazione di una via nei quartieri centrali di ogni città argentina e con un monumento proprio davanti al Palazzo di Giustizia di Buenos Aires” dice lo scrittore e giornalista originario di Santa Fe. Ha tradotto l’articolo Alberto Prunetti che proprio ora sta lavorando alla versione italiana del “capolavoro” di Bayer, la biografia dell’anarchico italiano Severino Di Giovanni. Una nuova versione della biografia in uscita a dicembre per Agenzia X. Prunetti, scrittore e giornalista, ha avuto modo di conoscere e frequentare Bayer in più occasioni a Buenos Aires. Per leggere tutto cliccate qui. Segnalo infine una suggestiva descrizione della patagonica Penisola di Valdés: l’autore è Alfredo Somoza, giornalista esperto di politica internazionale (specie latino-americana) che tra le altre testate collabora con Radio Popolare. Somoza è anche curatore di un gruppo su facebook, ‘Soy Loco por ti America’, sempre aggiornato e interessante – “il gruppo degli amanti dell’America Latina”.

[Rassegna Argentina vol.7]

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Di seguito la mia consueta selezione di articoli sull’Argentina usciti sulla stampa italiana. Qui la precedente.

Rafael Spregelburd / River Plate

Mentre Il Post interpreta l’annuncio della ricandidatura di Cristina Fernàndez de Kirchner come l’inizio di fatto della campagna elettorale per le presidenziali argentine (si veda qui l’articolo con relativi rimandi ai più recenti fatti di cronaca politica), La Repubblica sempre oggi segnala a p.42 uno degli appuntamenti di apertura del Festival dei 2 Mondi di Spoleto: La Modestia del drammaturgo e attore porteño Rafel Spregelburd (1970) messa in scena da Luca Ronconi (qui le date e una dichiarazione dell’autore). Di ieri invece l’intervista di Marco Cicala a Maria Kodama, vedova di Jorge Luis Borges, uscita su Il Venerdì di Repubblica a pp.125-126: sono passati venticinque anni dalla morte dello scrittore argentino e le polemiche sui presunti inediti fanno a gara con le chiacchiere sull’ipotesi di rimpatrio delle spoglie (è sepolto a Ginevra) e con l’attendibilità delle biografie (Kodama contesta anche quella di Adolfo Bioy Casares, sodale di Borges). Quando la vedova parla di musica smonta in parte la diceria sul rapporto conflittuale di Borges col tango – “[...] bocciava quello sentimentale di Gardel. Preferiva i tanghi antichi, senza canto” – e alla fine rilancia sull’uscita di una biografia del marito scomparso, scritta da lei stavolta. Per finire una virata sul calcio: oltre alla Copa America 2011, sempre più imminente – e quest’anno in Argentina -, le testate sportive italiane stanno dando molto spazio alla concreta possibilità che il River Plate, uno dei club più titolati del Paese, retroceda in seconda divisione per la prima volta nella sua storia. Il ritorno dello spareggio col Belgrano è in programma domani ma Adriano Seu su La Gazzetta dello Sport anticipa già come andrà a finire… qui.

[Rassegna Argentina vol.1]

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Buenos Aires (photo © Horacio Coppola)

In questi giorni sulle testate italiane sono usciti vari articoli sull’Argentina. Il N. 868 del settimanale Internazionale, in edicola dal 15 al 21 Ottobre scorso, viaggia verso Buenos Aires grazie a un articolo (a p. 68) tratto da Ulysse – magazine francese sulla cultura del viaggio – uscito appena un giorno prima anche sul quotidiano Le Monde. Un breve quanto denso reportage socio-culturale redatto da Marie-Berthe Ferre e fotografato da Patrick Bard tra la Boca, Palermo, Puerto Madero e la Recoleta, e corredato da qualche indicazione pratica della redazione di Internazionale. On line si trova la versione originale francese (qui) con varie foto e video, tra cui un breve tour nello storico Café Tortoni, eccolo. Sul numero 5 del 2010 del bimestrale della FICE, Vilcinema, a p.21 il regista Fernando ‘Pino’ Solanas racconta il suo impegno politico, il movimento “politico, sociale e culturale” che ha costituito nel 2002, Proyecto Sur, e parla della sua candidatura alle presidenziali del 2011 e del suo potenziale corrispettivo italiano, Nanni Moretti. Potete leggere l’intervista di Davide Zanza, in cui si parla anche di cinema chiaramente, scaricando il pdf di Vivilcinema, qui. Su D di Repubblica uscito due giorni fa  (ANNO 15° N.716 del 23 Ottobre 2010) in allegato a La Repubblica a p.142 Francesca Caferri accenna alla “guerra” vinicola tra Cile e Argentina e conclude con un parallelo davvero azzeccato: “Provate a dire a un cileno che quel Malbec ‘bottled in Buenos Aires’ che avete bevuto qualche tempo fa era buonissmo: sarebbe come dire a un francese che il Chianti è migliore del Bordeaux”. Se la storica rivalità tra Cile e Argentina ha un aspetto sano, la concorrenza sul vino può farne parte. Su La Repubblica invece le pagine culturali di R2 stranamente segnalano l’uscita di Maldito tango, album di (Daniel) Melingo in realtà distribuito in Italia da Self dal 2008. A meno che sia stato ristampato, ma non mi risulta, credo sia una svista. Segnalo infine sul blog Latinoamerica Express del quotidiano L’Unità, una bella critica de Il fioraio di Perón (romanzo di Alberto Prunetti di cui s’è già parlato su questo blog, qui e qui) firmata da Fabrizio Lorusso, qui.

[Depardieu ebbro di politica]

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Gérard Depardieu (1948), nei cinema italiani dal 29 Ottobre con Mammuth e dal 5 Novembre con Potiche, sin dai tempi delle elezioni presidenziali ha sostenuto pubblicamente Nicolas Sarkozy. A oggi non ha perso la stima verso il suo presidente tanto che il 13 Settembre scorso durante il programma televisivo francese Le Grand Journal, in onda dal lunedì al venerdì alle 19.05 su Canal +, parlando di Claude Chabrol, scomparso il giorno precedente, ha dichiarato: “I politici? Sono merda”, “Tutti?” lo ha incalzato la giornalista in studio, “Beh, mi piace molto Nicolas Sarkozy perché ha osato fare delle cose assolutamente incredibili”. Fino a qui nessuna novità insomma ma poi il Nostro ha tirato in ballo Martine Aubry, attuale segretaria del Partito Socialista francese, coniando per l’occasione un soprannome sulla scia di un umorismo tutto berlusconiano che ha fatto sorridere solo lui: “Aubry, alito di birra“. Ultimamente in Francia le dichiarazioni dell’attore stanno facendo particolarmente rumore. A fine agosto sulla rivista austriaca Profil se l’è presa gratuitamente con la collega Juliette Binoche: “Per favore potete spiegarmi il segreto di questa attrice? Vorrei davvero sapere perché da anni è così stimata. Non ha niente, Assolutamente niente! Non è nessuno. Isabelle Adjani ha molto più talento anche se è totalmente folle. O Fanny Ardant, è magnifica, impressionante. Ma la Binoche? Cos’ha?”. Un’opinione ci può stare, ma ha impressionato che fosse così colorita. L’affascinante attrice, stuzzicata da un giornalista inglese del canale radiofonico BBC4, invece ha replicato con eleganza: “Non capisco, può darsi che l’abbia provocato senza saperlo. Credo non si possa amare tutti e credo si possa anche non apprezzare il lavoro di qualcuno. Ma non capisco tutta questa violenza”. La Binoche probabilmente ha parlato di violenza non a caso perché Depardieu appena otto mesi prima di questa uscita era finito sulle cronache dei giornali per aver distrutto, apparentemente senza motivo, una macchina parcheggiata non lontano dalla sua abitazione parigina, a Saint-Germain-des-Prés. Si sospetta fosse in preda a un raptus dovuto all’abuso di alcol.
Ora, nella settimana clou per la riforma delle pensioni, in Francia molto contestata (da tempo si susseguono scioperi e manifestazioni), Depardieu parlando proprio di uno degli ultimi film a cui ha partecipato, Potiche di François Ozon, ha detto: “Quello che sta succedendo in Francia è ridicolo. Si tratta di una manipolazione da parte dei sindicati”. Nel film Depardieu interpreta il ruolo di un sindaco comunista che negli anni ’70 è chiamato a fronteggiare uno sciopero operaio, dunque il tema del film ha un collegamento con l’attualità. Ma a lasciare perplessi parte dell’opinione pubblica francese è la maniera in cui l’attore sta sfruttando la sua notorietà per lasciarsi andare a esternazioni spesso gratuite e mai sobrie. In un’intervista a Repubblica del 2006 aveva dichiarato: “Non so niente di politica. Io non voto, sono piuttosto anarchico. […] Non amo il potere. E a quelli che sostengono di amare il potere, dico che non voglio che si occupino di me”. Evidentemente ha cambiato idea in fretta perché nel 2007 non solo ha sostenuto pubblicamente la candidatura del marito di Carla Bruni ma lo ha anche definito “l’unico uomo politico capace, che lavora veramente”.
Ricordo anni fa una sua partecipazione a un telegatto (purtroppo non ho trovato il video sul web) in cui in prima fila duettava fuori scaletta con Sean Penn – chiamato sul palco – urlando e ridendo come un matto tra l’imbarazzo della regia e dei presentatori; probabilmente era in preda ai fumi dell’alcol. Ecco, lì era simpatico, a suo modo sovversivo (oltre che ancora “anarchico”, deduco). Ora come ora una parte di francesi vorrebbe sentirlo parlare più di cinema che di altro o in ogni caso vorrebbe sentirlo usare toni meno clamorosi e violenti. Magari con lui è una partita persa, visto che non pare una persona misurata ma capisco chi la pensa in questo modo – per giunta ho il mito della buona educazione francese che, per quanto formale, è sempre un buon esercizio di civiltà. Io preferirei sentirlo parlare, che so, di quando ha preso parte a Novecento di Bernardo Bertolucci o L’ultima donna di Marco Ferreri (per restare in Italia), ma se da Chabrol è arrivato a Sarkozy, credo sia proprio una partita persa.

[Argentina: Jalla! Jalla!]

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Oggi nel primo pomeriggio ero ospite di Jalla! Jalla!, magazine culturale di Radio Popolare in onda in network dal lunedì al venerdì dalle 14 alle 15.30. Qui di seguito una via di mezzo tra il resocondo di questa mia partecipazione radiofonica (potete ascoltarla qui) e la pubblicazione degli appunti (rivisti) utili per parlare ancora una volta di Argentina.

Osvaldo Bayer

Da ieri e fino a domenica è in corso la Buchmesse, la Fiera del Libro di Francoforte. L’Argentina è il terzo Paese latino-americano ospite di questo evento dopo il Messico (1992) e il Brasile (1994), perché oltre ad avere una scena letteraria vibrante – così la definisce un articolo sul sito ufficiale della Buchmesse – quest’anno festeggia i 200 anni di indipendenza dalla Spagna. Questo è l’omaggio europeo per la riccorenza. Con Paolo Maggioni, conduttore di Jalla! Jalla! ne abbiamo approfittato per far intervenire in diretta Alberto Prunetti, scrittore e reporter che ho già intervistato per Blaluca (qui), e parlare dell’attualità musicale argentina.
Nel 2009 a Francoforte è stata annunciata l’edizione entrante della Buchmesse con la presenza dello scrittore di Santa Fe Osvaldo Bayer (1927), esule a Berlino durante la dittatura dei generali. Proprio ieri Bayer ha partecipato a Francoforte a una tavola rotonda su Haroldo Conti e Rodolfo Walsh.
Alberto Prunetti ha curato la traduzione italiana di Patagonia Rebelde, saggio storico di Bayer. Da molti definita una vera e propria riscrittura, questa traduzione ha fatto vincere ad Alberto e alla casa editrice Eleuthera un premio conferito dal Ministero della Cultura Argentina nell’ambito del programma Sur, lanciato in occasione di Francoforte per sostenere e incentivare traduzioni di opere argentine.
Alberto Prunetti è uno degli scrittori italiani che meglio conosce e ha raccontato l’Argentina, soprattutto nel suo ultimo romanzo, Il fioraio di Perón, uscito quest’anno per Stampa Alternativa. Se come ha scritto ieri Vanna Vannuccini su La Repubblica “la ricerca della verità è un tema dominante in Argentina dove gli scrittori si stanno riappropriando della storia”, allora viene il dubbio che Alberto sotto sotto sia argentino.

Luca Prodan

Il romanzo è anticipato da una citazione di Luca Prodan: “Meglio non parlare di certe cose…”. Il riferimento è al brano dei Sumo Mejor no hablar de ciertas cosas con testo firmato da Indio Solari, altro rocker argentino. L’intervento radiofonico di Alberto dunque è stato preceduto da questo rock nervoso tratto dal debutto discografico dei Sumo, Divididos por la felicidad (1985). Come se non bastasse negli ascolti consigliati ai lettori del suo romanzo, Alberto ha inserito i Sumo e lo preciso perché io e lui ci siamo conosciuti dopo l’uscita su Alias del Manifesto della mia intervista al fratello di Luca Prodan, Andrea (eccola).
Il fioraio di Perón, come scrive Massimo Carlotto nella prefazione, è un romanzo-reportage che ha preso vita da alcuni articoli scritti da Alberto Prunetti per Il Manifesto e Carmilla on line (qui e qui due contributi argentini di Alberto a Carmilla). La storia, intrisa di storia argentina del ‘900, è quella di un emigrante italiano che diventa il fioraio ufficiale della Casa Rosada e di un suo nipote italiano che, morto lo zio, parte per l’Argentina a causa di un mistero legato all’eredità di questo lontano parente fratello di sua nonna. Il primo incontro di rilievo del nipote del fioraio a Buenos Aires è quello con Osvaldo Bayer che tra le altre cose gli racconta di quando nel ’75 partecipò alla Fiera del libro di Francoforte – per tornare allo spunto di partenza.
Il romanzo si sviluppa sulle ricerche del nipote del fioriaio volte alla ricerca della verità e mano a mano regala varie fotografie di Buenos Aires. Tra le righe infatti ci sono anche molte informazioni preziose per chi vuole viaggiare da quelle parti. Potrebbe insomma funzionare anche da guida alternativa alla capitale argentina, vero personaggio del romanzo (come dice Alberto). Per esempio si parla di un bar in Calle Lavalle, ‘Las Carabelas’, dove storicamente si ritrovano gli emigranti italiani. Da visitare!

La testata del blog L'Argentina (© largentina.org)

La testata del blog L'Argentina (© largentina.org)

La trasmissione è iniziata con la mia segnalazione de L’Argentina, blog collettivo curato da 8 italiani tra i 30 e i 40 anni provenienti da varie parti d’Italia, che vivono in varie città dell’Argentina e svolgono lavori che spaziano dall’assistenza sociale alla psicologia e dalla comunicazione al giornalismo. Come dice la loro presentazione: “non solo Patagonia e tango, ma anche bollette da pagare, inflazione galoppante, fernet con coca-cola – il cocktail più popolare da quelle parti, nda – e un’Italia lontana, ma non troppo”. Il blog è in italiano ma iniziano a esserci dei post in castigliano. Mi ha coinvolto definitivamente quando mi ci ha riportato google: stavo facendo una mini-ricerca sui taxisti di Buenos Aires, che sono figure piuttosto importanti in una città così estesa. A me è sempre capitato di parlare di calcio coi taxisti porteños perché appena gli dicevo l’indirizzo capivano che ero italiano e a quel punto era fatta. Quel post (questo) cita il calcio come argomento di conversazione quotato ma poi descrive i taxisti di Buenos Aires non solo come chiacchieroni e divulgatori di luoghi comuni – come possono esserlo anche i taxisti romani, per esempio – ma li cataloga, parla del rapporto carnale che hanno con la loro radio ufficiale, Radio 10, suggerisce strategie per non farsi attaccare bottone e alla fine ti dice che se incontri un taxista peruviano – come accaduto all’autore del post, Tanoka – può anche essere silenzioso e ascoltare una radio con una voce sensuale femminile… Visto che Perù, Bolivia e Paraguay sono i Paesi da cui ora come ora arriva la maggioranza delle persone che vogliono stabilirsi in Argentina, mi è sembrato un buon esempio della Buenos Aires che cambia.
Oltre a racconti sociali e informazioni culturali largentina.org per forza di cose parla anche dei documenti utili per trasferirsi da quelle parti, di come muoversi per trovare lavoro e dà cifre sull’ultima ondata migratoria di italiani verso l’Argentina (tra il 2004 e il 2009 pare che solo 1230 italiani si siano stabiliti da quelle parti… dagli articoli di costume sui giornali italiani si potrebbe pensare di più) e via così. Insomma è una fotografia aggiornata sulla società argentina in movimento.

La trasmissione si è chiusa accennando, anche grazie all’intervento di Alberta Bottini da Buenos Aires, alla questione che tiene banco nelle ultime settimane: la protesta dei musicisti di stanza a Baires per trovare una soluzione a un grosso problema che riguarda la musica dal vivo e gli spazi dove suonare: le autorità competenti stanno facendo chiudere – sia temporaneamente sia in maniera permanente – molti locali per concerti, specie i più piccoli, dopo un’altra tragedia accaduta un mese fa in un locale del barrio Palermo dove è crollato il soffitto poco dopo la fine di un concerto di cumbia e sono morte due ragazze ventenni. Dico “un’altra” perché a fine 2004 in un club di Once, il Cromañon, durante un concerto di un gruppo rock underground – i Callejeros – in un clima euforico per la fine dell’anno, è stato sparato un bengala verso il soffitto da cui si è sviluppato un grosso incendio che ha causato la morte di 194 ragazzi compresi tra un’età che va dai 15 ai 30 anni circa. Fatto sta che gli ispettori due settimane dopo l’ultimo grave incidente simile sono entrati con la polizia in un locale molto noto di Buenos Aires, il Café Vinilo, e hanno fatto interrompere un concerto dichiarando inagibile il palco da quel momento in poi: un locale per concerti è diventato improvvisamente un semplice bar. A molti è sembrato un metodo un po’ troppo autoritario. I musicisti, soprattutto appartenenti ad associazioni di musicisti indipendenti o a sindacati ecc…, si sono riuniti sotto lo slogan NO AL SILENCIO MUSICAL / SÍ A LA MÚSICA EN VIVO! (c’è anche un gruppo ufficiale su fb) e chiedono che venga interrotta quella che loro definiscono “persecuzione alla musica dal vivo” così come “la chiusura arbitraria e compulsiva e la censura preventiva di spazio per concerti”. Musicisti e padroni dei locali stanno sollecitando l’amministrazione della città perché definisca una legge in merito alle leggi di sicurezza (ce n’è una del 2009 da regolamentare, secondo i musicisti) inoltre vogliono che ci siano permessi meno ambigui e a tempo indeterminato per poter organizzare concerti. Su Pagina12 se n’è parlato a più riprese (si veda qui e qui, per chi legge lo spagnolo). Giudicando le tragedie che hanno aperto la questione credo che il dibattito apertosi e la mobilitazione dei musicisti sia tutt’altro che scontata.
Tanti argomenti concentrati in 30 minuti scarsi di trasmissione per dare una fotografia di un Paese in movimento.

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