Blaluca

Musica, cinema e altre culture. Non sempre e solo dalla scrivania.

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[Playlist n°19]

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Dopo quella annuale (questa), ecco la prima playlist del 2013. Qui la precedente.

Adrian Young present The delfonics + Weedy of 40 Winks

01 Gil Scott-HeronThe Revolution Begins. The Flying Dutchman Masters (ACE Rec. / BGP)
02 Adrian Younge presents The DelfonicsAdrian Younge presents The Delfonics (Wax Poetics rec.)
03 Weedy of 40 WinksRetrospect Suite (Project: Mooncircle)
04 Braille FunkBraille Funk (QueenSpectra)
05 C2C – Tetra (On And On)
06 DELSBlack Salad EP (Big Dada)
07 SeravinceHear to See (Moovmnt Records)
08 Freddie JoachimFiberglass Kisses (Mellow Orange)
09 Chris Dave and The DrumhedzMixtape (Glow)
10 Chris TurnerLovelife is a Challenge (Autoproduzione)

[Criolo: intervista]

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Criolo è un cantautore di Sao Paolo con un background hip hop. Caetano Veloso è il suo estimatore più autorevole. Ma in Brasile sono in molti ad apprezzare la sua musica: si parla di 400mila download ufficiali del suo ultimo album. Da poco meno di un anno è sbarcato anche in Europa: l’estate scorsa, durante il suo primo tour da queste parti, Criolo è passato anche in Italia per due date, a Milano e Roma. Ho realizzato la seguente intervista per Alias del Manifesto, pubblicata all’interno di uno speciale sui cantautori brasiliani della generazione a cavallo tra i trenta e i quarant’anni (Alias di Sabato 22 dicembre 2012 – pp. 10-11 – Anno 15 N.50).

Criolo

Testi narrativi, realisti e impegnati che si sviluppano su tappeti musicali funk e hip hop, afrobeat, dub e samba con qualche sprazzo di jazz. Nó Na Orelha contiene suoni riconducibili a queste aree musicali ma non solo. Per il suo prossimo docu-film, Go, Brazil, Go!, Spike Lee ha intervistato l’attuale Presidente del Brasile, l’ex Lula da Silva, Pelè, Caetano Veloso, Jorge Ben ma anche Criolo. Vero nuovo fenomeno del pop d’autore brasiliano, l’artista ha risposto ad alcune domande mentre era in viaggio per l’Europa, dove continua il suo tour, in alcune date anche affiancato dal maestro etiope Mulatu Astatke, uno dei suoi riferimenti musicali.
Perché in uno dei pezzi più coinvolgenti del tuo album, Mariô (“un viaggio notturno attraverso la capitale brasiliana dell’hip hop”, si legge sul comunicato stampa, ndr), citi Mulatu Astatke e Fela Kuti?
Perché non solo credo nella forza del loro suono ma anche e soprattutto nella forza dei loro messaggi. Entrambi sono dei maestri. La loro musica ci tocca non solo attraverso il suono (indubbiamente sofisticato) ma anche attraverso il contenuto.
Pensi che il tuo background hip hop ti abbia aiutato a scoprire funk e afrobeat?
Ero solito ascoltare James Brown e tutte le icone della musica funk ai “bailes” del mio quartiere. I dj hip hop sono i responsabili del mio primo contatto con questo tipo di musica. L’afrobeat invece è entrato nella mia vita successivamente. I produttori del mio album mi ci hanno introdotto ed è stata un’esperienza molto speciale l’ascolto dell’afrobeat. Ho sentito subito il suo carattere ancestrale.
Quali sono invece gli artisti brasiliani che ti hanno ispirato per iniziare a fare musica?
I miei genitori.
La tua esperienza di vita in una favela (Favela das Imbuias, ndr) ha influenzato la tua musica?
Penso che l’ambiente che si ha intorno ha sempre un’influenza sulla vita delle persone. Non importa di quale ambiente si tratti. Una persona che vive di musica non può distaccare la vita di tutti i giorni dalla sua arte e questo non c’entra con il posto in cui si vive.
Pensi che la società brasiliana sia cambiata negli ultimi anni in termini di uguaglianza?
Preferisco lasciare questa risposta alle autorità del mio paese. Sono responsabili di una nazione che si sviluppa in frammenti. Come cittadino tutto quello che posso fare è continuare a credere nella bellezza delle persone. Le persone speciali che danno il loro meglio ogni giorno nel nome del mio paese.
E secondo te i testi rap possono influenzare in maniera particolare il pensiero degli ascoltatori?
Ci sono persone che leggono lo stesso libro più di una volta nella loro vita e a ogni lettura vedono quel libro in maniera differente. L’essere umano cambia costantemente. Quindi, per quanto creda nel potere della parola, tutto dipende da quanto la persona ascolti e riceva il messaggio. Credo che il rap sia una splendida maniera di esprimere un desiderio reale di contribuire al tutto.
Dunque nei paesi dove l’hip hop è davvero popolare, non credi che la combinazione di rap e consapevolezza possa davvero intimorire la classe media?
Ci sono molte maniere di vedere il mondo. Penso che quello che faccia paura a chiunque sia il sentimento di non avere speranza che perseguita la maggioranza del pianeta. L’hip hop non è tenuto a intimorire. È solo una legittima, sincera e molto peculiare maniera di comunicare con il resto del mondo.
Cosa pensi quando si parla di te come un “artista pop”? Ti trovi a tuo agio con l’etichetta “pop”?
Provo un interesse verso questo bisogno di etichettare tutto. Detto ciò, la gente ha il diritto di dare le proprie opinioni e tirare le proprie conclusioni. Non posso far altro che rispettarle. Ogni persona è unica e speciale e questa individualità è ciò che ci rende interessanti. Per quanto mi riguarda sono molto sicuro delle ragioni che mi spingono a scrivere e cantare.
Tornando alle tue origini, quanto è importante Sao Paolo per la tua musica? La tua città ha influenzato il tuo sound?
Ripeto, il mio habitat di certo ha un’influenza su quanto produco. Come l’habitat di un’altra persona influenza di certo ciò che questa persona produce. In alcuni casi più di altri, certo. Tutto dipende dalla prospettiva di ognuno di noi. Si può vivere nella stessa strada, uno dentro una casa e un altro per strada. È sempre la stessa città.
Quali sono i tuoi piani per l’immediato futuro?
Continuare a cantare. Se mi sarà permesso.

[Aquadrop: The Blaluca Mixtape #11]

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Aquadrop è l’alias di Aron Airaghi, dj, compositore di musica elettronica, sound designer e beatboxer. Milanese, trentenne, con un passato jazz-funk (The Natural 6), Aquadrop si è distinto per le sue uscite su etichette statunitensi e inglesi come Trenchant Dubs, Eight: Fx, L2S Recordings, Seclusiasis e sulla francese Musique Large. La sua musica è passata a più riprese su BBC Radio 1, un suo brano figura nella colonna sonora della serie tv americana Skins e il suo mix realizzato in esclusiva per Blaluca si apre con Mosca e si chiude con Jaco Pastorius, due ambienti sonori quanto mai agli antipodi. In mezzo scorrono beat pieni di contaminazioni ma con una genesi per lo più riconducibile a due grandi contenitori come bass music e hip hop. Di seguito il mix e l’intervista. Buon ascolto e buona lettura!

[Aquadrop: The Blaluca Mixtape #11], posted with vodpod

Le aree principali in cui ti sei formato sembrano essere il jazz, l’hip hop e la bass music. È un’approssimazione che rende giustizia al tuo percorso musicale (che non sembra amare confini e definizioni) o no?
Il rap dei bei tempi e di conseguenza jazz e funk sono generi a cui mi sono affezionato sin da piccolo. Crescendo ė passato di tutto, dalla jungle a Philip Glass. Ho sempre ascoltato tanta musica, apprezzando sia il lato dancefloor (entro certi limiti) sia quello concettuale. In questo momento sto ascoltando i brani originali di The Secret of Monkey Island (da vero nerd).
L’hip hop sembra essere una buona scuola di formazione: si sente sempre più spesso di artisti partiti dall’hip hop per approdare ad altro e farlo bene. Allo stesso tempo sembra condannato a restare una fase di passaggio: tu per crescere artisticamente hai dovuto prendere le distanze dall’hip hop?
Penso sia un’ottima scuola di formazione, in generale cerco di portarlo sempre con me. Avessi ogni giorno a disposizione il talento di Long John Silver aka ArgentoVivo – con il quale spesso collaboro – forse produrrei solo grime. Detto ciò, mi sono allontanato dalla scena mainstream italiana, se così può essere chiamata. La trovo un po’ una buffonata. Nonostante tutto mi capita ancora di fare il beatbox / freestyle per strada con gente mai vista prima ed è sempre bello.
Visto che hai spesso a che fare con il mercato musicale estero (soprattutto americano e inglese), come spiegheresti la differenza con quello italiano?
Credo sia sufficiente dire che all’estero lo spettro è molto più ampio, in qualsiasi senso. Parlando di discografia c’è una quantità incredibile di etichette indipendenti, molte buone, altre meno, ovviamente. Gli artisti incontrano pochi ostacoli nel trovare “casa”, uscire sul mercato e cercare di farsi una carriera. Si può rimanere originali, anzi parecchie volte l’originalità è premiata. Il sistema non è così malandato e il pubblico ha le orecchie meno tappate: da quelle parti non passano solamente Vasco, Jovanotti o qualche rapper per teenager con evidenti problemi di percezione uditiva. Nonostante tutto, essendo le cose un po’ più facili, nascono come funghi cloni di qualsivoglia artista più o meno affermato – nella classifica garage di juno trovate in questi giorni una copia di J. Blake tanto perfetta quanto imbarazzante – mentre qui ho la convinzione ci sia spazio per un’ispirazione più intima e personale (chiaramente non nella musica pop). Di pari passo va la questione in termini radiofonici e giornalistici. Riassumendo penso che all’estero ci sia molto meno sonnifero nell’aria e molta più fame di cultura e novità.
In altre parole in Italia chi fa musica non può contare su un supporto professionale adeguato, deve affidarsi alla propria intraprendenza ma questo stato delle cose può avere anche il suo pro. Non si tratta di una consolazione?
È una selezione naturale positiva a mio parere. Non avendo supporto adeguato uno ci deve credere con tutta la forza, autoproducendosi senza dover fare i conti con i tempi (e magari i gusti) indecenti delle etichette oppure mandando miliardi di demo come faccio tuttora.
Puoi anticipare o dare qualche indizio sulla sorte dei tuoi demo in circolazione ora?
A parte la release su Seclusiasis e un remix per il disco di King Knut su Musique Large ho appena finito la prima parte di un progetto chiamato Synthesized Landscapes from Future. Non è garage né dubstep, si avvicina un po’ alle ultime cose di Rustie. Questa volta credo che avrò un tot di difficoltà a trovare chi sappia apprezzarlo! Per il resto sto preparando un remix per il mio amico – e grande artista – Pandaj e un singolo con il mio amico – e grande artista – The Golden Toyz.
Vuoi dire qualcosa su questo mix per Blaluca?
Come ti avevo anticipato, dopo settimane di full immersion in studio mi sono trovato in clima piuttosto sbarazzino e danzereccio. È decisamente più tamarro del solito ma mi faccio perdonare con la parte finale, ahahah!

TRACKLIST
01 Mosca – Done me Wrong
02 Zed Bias feat. MC Rumpus & Nicky Prince – Neighbourhood 09 (Roska Remix)
03 SBTRKT – Sanctuary
04 Seiji – Agua Riddim
05 Breach – Fatherless (T. Williams Remix)
06 Digitaline – Africa
07 Yellowman – Zungguzungguguzungguzeng (Horsepower Productions Remix)
08 Sukh Knight, Mensah. Squarewave – Quad Bikes
09 MRK1 feat. Doctor – Rapapampam
10 Lost feat. Beezy – Snake Eyes
11 The Prodigy – Take Me to the Hospital (Rusko Remix)
12 Breakage feat. David Rodigan & Newham Generals – Hard
13 16Bit – Jump
14 Sukh Knight – Diesel not Petrol
15 Chris Brown feat. Busta Rhymes & Lil Wayne – Look at Me Now
16 Aquadrop feat. Natalie Storm – Look pon Me
17 D&D All Stars – 1, 2 Pass It (Remix & Original Mix)
18 Cocoa Brovaz feat. Tony Touch & Hurricane G – Spanish Harlem
19 De La Soul – Itsoweezee (HOT)
20 Jaco Pastorius – Portrait of Tracy (Live)

[UXO: The Blaluca Mixtape #7]

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Il settimo Blaluca Mixtape è opera di UXO. Un mix eclettico, con un incipit dalle atmosfere gravi e nel contempo dopate, con un passaggio intermedio più scanzonato e un finale super cosmico (in nome del funk) e avveniristico. UXO ha battezzato la sue selezione con un titolo e un sottotitolo: “Blaluca Summer Mix – UXO peaked some Spacefunk and Cosmic for Blaluca”. Chi segue il Nostro sa che “cosmic” e “space” sono i due attributi chiave del suo approccio alla musica: sia rispetto agli ascolti sia rispetto alle produzioni. Di seguito la traccia audio e la consueta intervista all’autore. Buon ascolto, buona lettura e sappiate che tra due settimane, sabato 17 settembre, UXO e Digi G’Alessio suoneranno insieme al Rocket di Milano.

[UXO: The Blaluca Mixtape #7], posted with vodpod

Innanzi tutto ti chiederei di riassumere come si è evoluto il progetto UXO in questo anno e mezzo passato dall’intervista rilasciata a Blaluca (questa).
In termini strettamente produttivi l’ultimo anno è stato segnato da iper-prolificità e impegni che sono aumentati in maniera esponenziale. Avere conosciuto un network di persone con cui condividere alcuni aspetti della musica è stato fondamentale, sono nate diverse collaborazioni tipo quella con Digi o il progetto con Grillo a nome Go Savant! (c’è una traccia nel mix) con cui stiamo preparando delle release. Ho realizzato diversi remix per gente come Planet Soap, Daretta, Apes on Tapes. Con Casa del Mirto abbiamo fatto uno split single su QueenSpectra. Poi diversi mix per altrettanti programmi radiofonici e c’è in ballo un disco di remix del primo disco di UXO che vedrà coinvolti diversi artisti conosciuti in quest’arco di tempo. Dal punto di vista strettamente musicale, non saprei descrivere l’evoluzione del sound per ovvia mancanza di oggettività. Penso che in UXO convivano diversi elementi sonori, il progetto si focalizza sul sampling e grazie a questa peculiarità il sound stesso può permettersi di essere camaleontico pur mantenendo una certa omogeneità stilistica che spero venga captata.
Cosa ci dobbiamo aspettare dalla collaborazione con Digi G’Alessio?
Non sono bravo a descrivere le cose in cui sono coinvolto in prima persona: il disco con Digi è nato spontaneamente ed è il frutto di amore reciproco e quello che nutriamo verso la musica: un prodotto nato in maniera spontanea come primo tentativo di collaborazione. Ci siamo parlati un paio di volte e siamo partiti senza troppi se e ma: fondamentalmente sono dei remix di materiale che abbiamo selezionato l’uno dall’archivio dell’altro e tramite il remix abbiamo cercato le aree complementari per creare una release omogenea. Musicalmente parlando, se dovessi orientare una persona all’acquisto, direi che è un disco di hip hop strumentale carico di atmosfere funky e spacey.
Proprio a Digi chiedevo (qui) “Qual è il valore aggiunto che un’etichetta oggi può dare a un’uscita”, con te rilancio: ora come ora ha ancora senso rivolgersi a un’etichetta? Sempre restando nell’ambito della musica “elettronica”…
Penso che avere a che fare con dei professionisti del label managing sia una gran cosa e sempre lo sarà per un artista se il rapporto si basa su reciproco rispetto, trasparenza ed efficacia. Il periodo che stiamo attraversando ha una peculiarità: è cambiata la nostra percezione verso il consumo della musica, lo stesso concetto di indie è cambiato. Il “mercato” è vasto e non proprio sano: la situazione è molto nebulosa, un po’ per i cambiamenti tecnologici (e la fruizione dei prodotti digitali), un po’ perché ciò che una volta faceva la differenza tra indie e major (parlo di label con rilievo) è cambiato in termini di approccio professionale e di offerta stessa di prodotti. Chi può offrire un apporto reale a un artista (indipendentemente dal genere) è una struttura professionale solida ed efficiente. Label come Warp o Ninja Tune sono strutture nate negli anni ‘90 con un approccio indie, hanno fatto un percorso qualitativo e professionale che giustifica la loro longevità e stato attuale, che di indie probabilmente mantiene unicamente il taglio stilistico. Ma strutturalmente parlando (immagino) hanno un apparato professionale che non è affatto dissimile dall’approccio industriale delle vecchie major. Inevitabile date le dimensioni che queste strutture hanno raggiunto e non solo nel campo musicale. Per esempio la Warp ha anche una divisione cinematografica. Le label (o quelle che si possono definire tali), devono essere strutture con un focus chiaro composte da professionisti seri. Un artista ha necessità di essere spinto e la promozione non fa parte del suo “mestiere” quindi ben venga la divisione dei ruoli e delle specifiche professionalità. D’altro canto ammiro e condivido chi si autoproduce e lo faccio anche in prima persona o con QS, che più che una label è una piattaforma con un “imprint” stilistico attraverso cui spingo produzioni mie e di altri collaboratori amici. È un modo di approcciare la materia produttiva in maniera diversa da un concetto di label classico. È un piccolo progetto che vive di entusiasmo e snellezza, punta più che altro allo stile e alla documentazione sonora di ciò che mi succede attorno. Niente di più, niente di meno. È una creatura minuta ma con il suo stile… spero.

The Blaluca Mixtape #7 - original artwork by UXO

TRACKLIST
01 UXO – Nemo Funk
02 Ashethics – Random Phrases
03 Afrika Hitek – Don’t Fight It
04 Lykke Li – I Follow You (Tyler the Creator mix)
05 Smania Uagliuns – Eric’s Tranquillity
06 Unknown Shapes – Voices of B
07 Belboury Poly – A Warning
08 Low’n’Zac – Se non Smette di Piovere faccio un Macello
09 Go Savant! – Nebulared
10 Atzeni – Soffice
11 B.Lewis – 2 Birds 2 Stones
12 Digi G’Alessio – Fruits of the Loop, Improvisation and tukras
13 Mr Healan – Baby Love
14 Akili – Bandwith
15 Borda – Riverside
16 Om Unit – Naiad
17 UXO – Body Colours
18 Paul White – Rotten Apples

[U.X.O., "Raw Meat"]

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Poco meno di un mese fa la belga Plynt Records ha pubblicato Raw Meat, EP di U.X.O. (all’anagrafe Marco Acquaviva) che ho inserito nella mia ultima playlist (questa). Di seguito qualche nota sul disco.

Il viaggio di Raw Meat avviene tra il 29 e il 30 Aprile scorsi: U.X.O. improvvisa usando i piatti e un campionatore SP 555. I frammenti sonori così assemblati generano una sorta di mix compresso in due parti di poco più di 9 minuti l’una e prendono le sembianze di dub psichedelico o hip hop oltremodo astratto (ma se si parla di hip hop più che altro è per il metodo). Un beat tape in cui la musica vive una continua fase introduttiva, non si dipana mai realmente, come se la sostanza restasse fuori campo, ma in cui qua e là si materializzano più che altro schizzi di funk e jazz (specie nella seconda parte). È dura insomma entrare nel gioco del riconoscimento di questo o quel frammento: l’approccio verso Raw Meat – e qui è opportuno ribadire: concepito con piatti e campionatore – deve essere di un altro stampo. È così che U.X.O. costringe all’ascolto di una creatura musicale che prescinde dalle sue origini e questo pare il valore primo di questi venti minuti di musica “elettronica” estemporanea concepita in notturna – altra informazione che può fornire direttamente la musica.
Potete ascoltare e/o scaricare Raw Meat cliccando qui.

Written by blaluca

27 luglio 2011 at 10:53 am

[Digi G'Alessio: The Blaluca Mixtape #6]

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Nel 2007 su Rumore scrivevo di A Smile For Timbuctù di cui Cristiano Crisci era (ed è ancora) parte a fianco di Simone Brillarelli e col supporto del graphic desinger Jonathan Calugi. Dal 2008 il primo, fiorentino classe 1981, si chiama Digi G’alessio, produce beat a tutto spiano e per Blaluca ha prodotto in esclusiva un mix estivo super brasiliano: MPB, bossa nova, samba, batucada e un po’ di funk tra le righe. Un mix pieno di groove ma anche spirituale, tribale e che spiazzerà solo in parte chi già conosce la produzione eclettica di Digi G’alessio e la verve del Nostro. L’ascolto della sua varia produzione musicale non concede infatti coordinate in cui orientarsi e questo mix lo conferma. Sotto il suo EP per Plynt Records, The Yellow Book, alla voce genere, per esempio si legge: Electronica / Dubstep / Dumbstep / Spagetthi Wobble. Difficile insomma catalogarlo sotto un’unica voce, meno che mai comune. Ecco il mix, il #6 della serie, e un’intervista. Buon ascolto e buona lettura.

[Digi G'Alessio: The Blaluca Mixtape #6], posted with vodpod



Dopo L’attentato ai mondiali è lecito interpretare questo mix così brasiliano come l’attentato alla Coppa America che si sta svolgendo in Argentina?
Ahahahah!! No, no! Mi sono tolto lo sfizio, che avevo da anni, di sfogarmi con della sana batucada in un mix! È un viaggio nel tempo (in tutti i suoi sensi: epoca, velocità del ritmo, clima…) nel caldo/freddo brasile.
Il repertorio musicale brasiliano sembra una delle tue ossessioni. O detto così è un’esagerazione?
Eh! Più che altro la musica SudAmericana con contaminazioni africane in generale, ma l’ossessione più grossa penso di averla per la musica africana, in particolare di Ghana, Niger, Zaire e Mali.
Qual è il valore aggiunto che un’etichetta oggi può dare a un’uscita? Tu ne hai frequentate e ne stai frequentando parecchie…
Dipende dall’etichetta. Una label conosciuta da tanti dà la possibilità di far sentire la tua musica a un target molto ampio di ascoltatori e di far girare il tuo materiale in posti dove con i tuoi mezzi forse non ci arriveresti! Inoltre dà la possibilità di metterti in contatto con molti altri artisti e altre label. Ammetto però a malincuore che di etichette così se ne trovano sempre meno. Spesso, soprattutto nel settore del free download, vedo dei blog camuffati da net-label che, una volta fatta una release, la lasciano sulla loro pagina come se fosse un quadretto appeso al muro, non fanno propaganda, non si muovono, dopo poco ti accorgi che sei soltanto tu quello che sta spingendo il disco, a quel punto tanto vale farsi un blog personale o un sito e fare tutto da là!
Come procede l’esperienza A Smile For Timbuctù?
Anni fa ci siamo presi una pausona ma l’anno scorso ci siamo rimessi al lavoro! A Marzo è uscito il nostro nuovo album! Si tratta di una collaborazione con lo scrittore Alessandro Raveggi. La trasfigurazione degli animali in bestie (Transeuropa / Inaudita Edizioni). Si può trovare oppure ordinare nelle librerie.
Quale sarà la prossima mossa (musicale) di Digi G’Alessio?
Usciranno:
People Business / Critical – 7″ vynil record (Phonocake)
Un mio rmx su DZA – Zoo Keeper – 12″ vynil record (Error-Broadcast)
Oh sp days! (Bedroom Research)
Yes We Gain! (Ideology)
UXO vs DIGI
OVERKNIGHTS – The Planet Soap’s Silkworm remixes


TRACKLIST
01 Bloko Maranhao – Fanfarranhao
02 The Boogaloo Combo – Suavecido
03 Pedro Santos – Agua Viva
04 Originais do Samba – Demonstracao de Bateria
05 Antonio Adolfo & a Brazuca – Caminhada
06 Arthur Verocai – Presente Grego
07 Luciano Perrone – Samba Vocalizado
08 Orquestra Afro Brazileira – Ago Lonan
09 Airto Moreira & Flora Purim – Tombo pt1
10 Antonio Carlos E Jocafi – Tereza Guerreira
11 Orquestra Afro Brazileira – india
12 Abaetè – Noves Fora
13 Joao Nogueira – Mulher Valente è minha mae
14 Airto Moreira & Flora Purim – Tombo pt2

[Altri nomi: Reggie Watts]

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Reggie Watts (photo © Noah Kalina - http://www.noahkalina.com/)

La prima volta che ho avuto a che fare con Reggie Watts (1972) è stato anni fa, credo fosse il 2004, al fu Rolling Stone di Corso XXII Marzo, Milano, prima di un live dei Pharcyde. Lo show non annunciato di questo one mand band ai più sconosciuto aveva convinto e coinvolto la stragrande maggioranza dei pochi presenti. All’epoca però non aveva messo in scena questa vena cabarettistica che mostra (vedi il video) da Conan O’Brien prima della performance vocale. Ma, cabaret o non cabaret, di certo il ragazzo sa come intrattenere il pubblico.


genius., posted with vodpod

Insomma al Rolling Stone era stato tutto così (vedi quest’altro video) e aveva tenuto il palco per quasi un’ora stampando il sorriso sui presenti e strappandogli applausi convinti. Il suo album d’esordio solista, Simplified (2004), aveva però poco a che vedere con i suoi live dunque aveva deluso. Difficile d’altronde ricreare su disco l’impatto di queste performance che si muovono tra beatbox, rap, soul, funk, giochi vocali in loop, ironia e via così.

Visto lo stato di salute che dimostra di avere ancora oggi – guardatelo al SXSW qualche mese fa in un live in cui fonde alla grande lo spirito di black vocalist a quello di intrattenitore – ora c’è solo da sperare che torni presto da queste parti.

Written by blaluca

24 giugno 2011 at 11:33 am

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