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[Dj Alik: intervista]
Dj Alik, classe 1976, livornese. Un esponente dell’hip hop italiano attivo dagli anni Novanta, rimasto in ombra ma rispettato e stimato da qualsiasi appartenente alla scena lo conosca. Dj e producer, Alik ha appena realizzato Invisible Landscape. Un lavoro autoprodotto, undici tracce solcate dalle rime di tre mc statunitensi, Lost Poet, Jon Doe e Severe. Il primo rappa su ben nove basi e ha anche realizzato dei videoclip a partire da alcuni di questi brani (eccone uno, qui). Gli altri due si sono presi una base a testa. Attualmente Dj Alik sta lavorando a nuovi progetti dal respiro internazionale, tra cui quello con Dame Mariatchi, rapper di Detroit. Ho rivolto qualche domanda a Dj Alik su Invisible Landscape e non solo.
Come è nato Invisible Landscape e come sei entrato in contatto con Lost Poet, Jon Doe e Severe?
Il progetto è nato su internet. Mettendo i miei beat in rete ho avuto molte richieste: vari artisti volevano fare dei featuring. Dunque sono stati proprio i tre mc presenti nell’album a contattarmi. Abbiamo iniziato a lavorare su una traccia così, senza impegno, per prova… Dopo vari ascolti di amici e conoscenti, seguiti tutti da complimenti, abbiamo continuato il lavoro ed è uscito Invisible Landscape. In pratica abbiamo definito le tracce mandandole su e giù, avanti e indietro via mail.
E, per chi non li conosce, cosa puoi dirci di Lost Poet, Jon Doe e Severe? Da dove vengono? Che esperienza hanno in ambito musicale?
Lost Poet e Jon Doe sono due mc di Los Angeles. Severe viene da Kansas city. Si tratta di mc underground e ognuno ha un suo progetto. Lost Poet fa parte di un gruppo chiamato Fugitive Assassins, molto attivo con live e mixtape. La prossima data di Lost Poet, per intenderci, è con The Alchemist e Oh No, ossia i Gangrene. Inoltre collabora con un bel po’ di artisti di LA e ha appena fondato un blog chiamato Rap Nerd TV dove intervista gente talentuosa ma sconosciuta, soprattutto della scena hip hop losangelina. Jon Doe invece collabora con vari produttori e ultimamente ha fatto un pezzo con KRS-One (lo trovate su soundcloud, qui). Severe ha una voce unica e un superflow ed è anche una grande cantane r’n'b’… con lei stiamo preparando un progetto insieme per questa estate.
Lost Poet in particolare ha rappato sulla maggioranza delle tue produzioni. Se tu che hai deciso di puntare più che altro su di lui o è stata una sua richiesta quella di essere così presente sul disco?
Ho in ballo altri lavori con Severe e Jon Doe. Dunque ho voluto puntare su Lost Poet per la maggior parte del disco anche perché il progetto è nato proprio da noi due – mi riferisco a titolo e copertina. Lost Poet inoltre è stato velocissimo a cantare sopra le mie basi ed è molto professionale. Ha interpretato i miei beat molto bene. Senza nulla togliere a Severe e Jon Doe, eh: sono due mostri del rap anche loro!
Hai vissuto a New York ma da qualche anno sei tornato in Italia. Quali pensi siano le differenze principali tra collaborare con rapper italiani e rapper statunitensi?
Guarda, sinceramente quando sei in un fondo o in uno studio per suonare, con i ragazzi intorno, è come se non ci fossero barriere e confini. Sia a NY sia in Italia mi sono trovato benissimo in queste situazioni a fare musica. A NY logicamente, specie se sei appassionato di hip hop, c’è di tutto e di più. Ma anche qui in Italia non si scherza più, si va avanti. Molta gente sta venendo fuori, sia mc sia produttori, e mi fa molto piacere vedere la scena crescere, non solo quella commerciale ma anche quella delle camerette di casa.
A proposito, come vedi lo stato attuale del rap italiano? C’è qualche album recente che ti è piaciuto particolarmente?
Penso che qui in Italia stia ritornando la vera essenza dell’hip hop, come alle origini. Mi spiego: vedo che chi crede veramente nel movimento ha ancora voglia di comprare vinili, campionare il vecchio e cercare il flow (anche nella vita…). Molti ragazzi stanno capendo quale sia la vera storia di fare hip hop. Certo, a dirla tutta, a parte gente come Lugi e pochi altri, l’hip hop in Italia ha una facciata aggressiva, presente in molti più testi rispetto a tanti altri paesi. Ma siamo ancora all’inizio, penso. Cresce piano ma cresce “in da right way”. Forse c’è stato troppo abuso di testi pesanti e un po’ depressi anche in passato… avremmo bisogno di mc che parlano più di amore nei testi, insomma un po’ meno aggressivi. Conto molto sulla “new generation of kidz”. Utimamente sto ascoltando molto i Kalibri Kalabri, a cui ha prodotto interamente il disco Dj Lugi più o meno due anni fa. Non mi pare sia andato molto bene ma secondo me dovrebbe essere un classico in Italia. Un disco veramente bello e soulful.
Qualche mc italiano con cui ti piacerebbe collaborare?
In passato ho collaborato con molti mc italiani. Tra quelli di oggi mi piacerebbe fare un mega beat underground per Fabri Fibra. Anche con Ensi mi piacerebbe collaborare e sono sicuro che si farà. D’altronde sono sempre in cameretta a produrre!
Per finire, mi diresti come produci i tuoi brani e dove vai a pescare i campioni?
Produco i miei brani con un MPC2000 e Roland 404, usando solo vinili, dal jazz al rock anni ’60 e ‘70, e giradischi. No mixer, effetti o editing: solo “sound raw”. Per il momento.
[Dj Foster: The Blaluca Mixtape #10]
Dj Foster viene da un piccolo comune della provincia marchigiana. Dal 2009 è resident della radio londinese Sub FM: le sue selezioni vanno in onda ogni lunedì, dalle 15 alle 17. Negli anni si è appassionato a due culture urbane, prima l’hip hop, poi il dubstep: in entrambi i casi ha scelto giradischi e vinili per farne parte. Tralasciando le numerose date italiane, ha suonato a Londra, Bristol, Leeds, all’Outlook Festival, ad Amsterdam ed è stato ospite da GetDarker TV. Collabora costantemente con la Numa Crew (Firenze/Elastica/Erba rec). Per Blaluca ha realizzato un mix assolutamente notturno (e pieno di bassi). Come consuetudine, gli ho rivolto qualche domanda. Di seguito il mix, il decimo della serie, e l’intervista. Buon ascolto e buona lettura.
Mai avuto la tentazione di trasferirti a Londra?
Sì, a volte ce l’ho ancora e molti me lo consigliano, spesso. Immagino sia come andare in un ristorante chic dove si mangia stretti, tutti attaccati: tante opportunità in più da sfruttare ma allo stesso tempo tante persone in più che le sfruttano o tentano di farlo. E il senso di questa metafora me l’hanno confermato molti inglesi e/o gente trasferitasi a Londra. Non sto dicendo che mi piace fare il “profeta in patria” e che la “competizione” è una cosa negativa. Anzi, avere a che fare con un mercato più grande, vedere come lavorano altre persone, come e cosa suonano altri dj, così come suonare con questi dj fuori dall’Italia, sono le cose che ti formano di più. Dovrebbero portare a Londra il mare e i portici tipo Bologna per quando piove… a quel punto sarebbe perfetta per me! Hahahaha!
Negozi a parte, come ti procuri i vinili che collezioni?
Da privati, spesso inglesi. Oppure, a volte, da conoscenti che vogliono fare scambi, gente che magari ora suona altra musica o che ha bisogno di soldi. Anche da internet, ovvio: ci sono molti shop sconosciuti che, nonostante non siano specializzati in bass-music, tengono qualcosa del genere. Basta cercare. Mi ricordo una volta, su un forum, un ragazzo mise in vendita una collezione smisurata di dubstep perché aveva bisogno di soldi per il matrimonio: giuro, quando ho letto il motivo (e i titoli dei dischi) avrei voluto chiamarlo e dire “stai facendo l’errore più grande della tua vita” (lol). Mi ricordo per esempio il DMZ 008, lo presi anni fa da un negozio australiano, penso fosse davvero una delle ultime copie non usate in circolazione, non ne ho più viste. Dead man walking invece lo trovai a Bologna da Disco D’oro, messo come ultimo nella sezione dubstep, quando online tutti lo cercavano.
Come e quanto ha inciso il tuo passato da turntablist sullo stile con cui mixi oggi?
Ha facilitato le cose, avevo già molta confidenza col vinile e nel passare velocemente da un disco a un altro. Questo aiuta, e non poco, quando per esempio si vuole fare una selezione veloce o un 3 decks set. In ogni caso, l’unica cosa che forse incide sullo stile con cui mixo oggi è la reazione delle persone che mi ascoltano.
Hip hop e dubstep: dalla tua esperienza, ci sono qualità dell’uno che farebbero comodo all’altro? Mi riferisco a scena e movimento, non all’aspetto musicale.
A me sembra che molte qualità dell’uno stiano già facendo comodo all’altro e viceversa. Fondamentalmente sono due culture underground che nello stesso periodo, o quasi, stanno riscuotendo successo a livelli più alti. Il fatto che usino le proprie rispettive visibilità (in crescita) per auto-alimentarsi a vicenda è segno di una sorta di evoluzione, lo vedo come un bene, se fatto con coscienza, senza perdere i principi di ognuna. Oggi in Italia è palese che l’hip hop sta sfruttando l’ondata della dubstep, vediamo sempre più rapper cantare su basi del genere. Sfruttare non lo dico in maniera negativa, l’ho detto prima: è un bene. Come la dubstep usufruisce della popolarità di artisti come Fabri Fibra, Marracash, Guè Pequeno, Salmo ecc… per cercar di far arrivare a un pubblico sempre più vasto il messaggio “svegliatevi, siamo anni indietro! Serve roba nuova! E sappiate che questa roba che vi piace solo adesso esiste già da tempo!”.
E come reputi lo stato di salute della bass music oggi? Per esempio: sbaglio o, dopo un periodo di esposizione pubblica, sta tornando a essere roba per “quelli del giro”?
Le serate con un piatto solo e soundsystem autocostruiti penso non siano neanche paragonabili alle serate nei club. Nel complesso comunque lo reputo buono, considerando soprattutto evoluzione e popolarità, vedi sopra il rapporto hip hop-dubstep, l’avvicinamento di molti gruppi dub a sonorità più elettroniche, le sempre più numerose serate in giro, il pubblico sempre più vasto. Sulla qualità ovvio, si può solo che lavorare: a volte basterebbe solo informarsi un minimo prima di dare un’etichetta.
TRACKLIST
01 Epitome – Sublife (Dj Madd Remix) (NoMad Records dub)
02 Compa – Security (Area Recordings dub)
03 Content – Osmosis (forthcoming)
04 Core – Rescue room (dub)
05 Lapo Numa Crew – Rah rah rah (dub)
06 Sleeper – Narrow (Chestplate)
07 Ollie303 – Destroy and Rebuild VIP (dub)
08 Noiza – Seppuku (dub)
09 Mala – Eyez VIP (DMZ)
10 Killawatt – Five suns (dub)
11 J Kenzo – Therapy (Tempa)
12 Von D – Fantom (dub)
13 Killawatt & Core – Black Mamba (dub)
14 Biome – Moody (Macabre Unit Digital)





