Blaluca

Musica, cinema e altre culture. Non sempre e solo dalla scrivania.

[Giardini di Mirò: intervista]

leave a comment »

La seguente intervista è stata pubblicata su Alias del manifesto di sabato 5 maggio 2012 (Alias ANNO 15 – N.18), a p.11 con il titolo “Giardini di Mirò, la fortuna incanta con parole di fuoco”. Riporto di seguito l’intero articolo.

Giardini di Mirò (foto di Daniele Sarti)

Dal 1998, anno del loro primo EP (Iceberg), quando i Giardini di Mirò si ripresentano in pubblico dimostrano di avere l’esigenza di provenire da un cambiamento, inteso prima di tutto come realizzazione di nuove esperienze, esplorazione di nuovi territori. Good Luck (Santeria / Audioglobe) è il loro quinto album e pare segnare il confronto definitivo tra il gruppo rock emiliano e le parole, con ogni probabilità quanto mai necessarie dopo la sonorizzazione de Il fuoco (2009), film (muto) del 1916 di Giovanni Pastrone. Se negli anni, già da Punk… Not Diet! (2003), l’etichetta di gruppo strumentale simbolo del post rock ha cominciato a vacillare, ormai fa parte a tutti gli effetti del passato: l’unico brano senza voci di questo ultimo lavoro è quello che dà il titolo all’intero album. E perché questo titolo? “Good Luck – spiegano in un comunicato, facendo riferimento ai loro dischi precedenti – perché nel 2012, dopo il fuoco dei mercati e le opinioni che ci dividono sul futuro, non ci resta che augurarci ed augurarvi buona fortuna. Ne abbiamo tutti bisogno”. Presumibilmente si tratta dello stesso augurio scambiato con Francesco Donadello, dal 2003 fino al 2011 batterista del gruppo, ma ora trasferitosi a Berlino, non prima di aver partecipato alla produzione dell’album. Al suo posto c’è un altro veneto, Andrea Mancin, già nei bolognesi My Awesome Mixtape e Quakers&Mormons. Donadello ha scelto proprio il paese estero dove i Giardini di Mirò sono più di casa: la band di Cavriago – comune di quasi diecimila anime il cui sindaco onorario, dal 1917, è Vladimir Lenin – a oggi, ha fatto ben otto tour in Germania, di cui uno proprio durante la lavorazione dell’album, “come ad estraniarsi dal corso attuale delle vicende musicali del nostro paese”. Solo musicali? Abbiamo parlato della forma e della sostanza di Good Luck con Corrado Nuccini e Jukka Reverberi, le due voci del gruppo anche sul palco, dove da poco tempo gli fa eco la voce di Georgia Minelli (The Villains), coinvolta proprio per i live di questo nuovo album.
Nel 2009 siete stati premonitori diramando un comunicato in cui specificavate “Il fuoco non è solo un lavoro di sonorizzazione, è il nostro disco nuovo”. Oggi infatti c’è chi considera Good Luck il vostro quarto e non quinto album. Invece un disco come Good Luck pare conseguenza naturale, per quanto non scontata, de Il fuoco…
La tua lettura è corretta. Good Luck è il quinto album in studio dei Giardini di Mirò ed è sicuramente figlio dell’esperienza de Il fuoco, che ha segnato il modo di scrivere. Ora siamo più votati all’essenzialità, ai silenzi, alle coloriture che provengono dal dark folk e dal blues, dalla musica della terra, dei fiumi. Good Luck ha un suono suo, sa di Emilia, dei campi e dei filari intorno, del fieno e dei casolari. Chi lo ascolta senza aver considerato Il fuoco, be’, per carità, libero di farlo, ma si perde un passaggio importante.
All’epoca di Dividing opinions, partendo dall’atto di memoria storica (vi cito) della copertina, ci avevate detto: “Siamo un gruppo che si confronta con tematiche sociali, ma non ne abbiamo mai fatto una questione ‘artistica’”. Dove si annida l’impegno in Good Luck?
Good Luck è scritto in un tempo lungo, risente degli umori di diverse stagioni. Rome e Flat Heart Society sono pezzi che si confrontano con tematiche sociali, forse come mai prima. Si attualizza il lavoro di memoria (vedi Dividing opinions) portando all’ordine del giorno la necessità di mettere a nudo lo smarrimento d’identità, collettiva e personale. Così Flat Heart Society è probabilmente uno dei pezzi più sofferti dell’intero repertorio della band.
E gli accenti dark, che sembrano avere maggiore rilievo rispetto ai precedenti album, arrivano da esperienze personali o collettive? Quanto influisce il singolo e quanto il gruppo nella vostra musica?
Alcune delle atmosfere scure e cupe del disco sono proprio un lascito dell’esperienza de Il fuoco, grazie a cui abbiamo avuto la possibilità di indagare regioni sonore lontane dal pop. Sicuramente il personale è musicale e le esperienze personali filtrate in emozioni si possono sentire nelle canzoni. Ma il tratto malinconico, da accordo in minore, è da sempre parte caratterizzante delle nostre musiche per una scelta estetica sonora. Prosaicamente: a noi piacciono le canzoni tristi, anche se in sala prove o furgone regrediamo al livello di gita del liceo.
Good Luck è stato influenzato dal ritorno italiano al cantautorato di questi anni o il vostro percorso è indipendente anche rispetto al resto della produzione “alternativa”?
Dopo sedici anni assieme possiamo dire che quanto succede nella scena musicale che ci circonda sicuramente ci interessa come ascoltatori ma difficilmente riesce a influenzarci. L’Italia in musica che amiamo di più è quella del passato – siamo “retromaniaci” -, che usava qualche accordo in minore in più rispetto all’allegria di certo cantautorato odierno. Ma poi cosa vuol dire cantautorato nel 2012? Basta una chitarra acustica per esser cantautori?
Nel senso che c’è confusione sul concetto di cantautorato e si cavalca un’onda che non c’è?
Molto probabilmente la confusione è tutta nostra, perché in Italia c’è stato in questi anni un movimento attorno al concetto di cantautore o di canzoni acustiche, non rock. Ma comprendere qual è il limite che definisce queste due categorie non è semplice. Se prendiamo la definizione del dizionario, tutti gli artisti che scrivono le loro canzoni sono cantautori, allora l’Italia ne è piena, ma se come pietra di paragone abbiamo Bob Dylan o Luigi Tenco, là fuori è pieno di cantanti pop con la chitarra acustica.
Ormai definire i Giardini di Mirò un gruppo strumentale è del tutto anacronistico. È stato più duro scrivere dei testi o cantarli senza coinvolgere elementi esterni?
Più che nello scrivere, che ci viene naturale (gli hard disk sono pieni di canzoni, spunti, idee, bozze), la difficoltà forse è nell’interpretazione ma l’entusiasmo e la volontà sopperiscono a qualche mancanza. La difficoltà vera in fin dei conti è quella di scrivere canzoni che rappresentino non solo l’universo personale ma quello di tutta una band, questo sì che è difficile, o meglio, è una grossa responsabilità.
Come reagisce il vostro pubblico all’estero ora che le parole (in inglese, ndr) sono così presenti nella vostra musica? La sensazione generale è che per un gruppo italiano sia più “facile” proporre musica strumentale per ottenere attenzioni straniere…
All’estero Il pubblico reagisce come in Italia: si mette davanti al palco e quando inizia la musica qualcuno balla, qualcuno scuote la testa, altri baciano la ragazza al fianco – e noi dal palco ci chiediamo “Chissà se è la fidanzata…”. Scherzi a parte, i pezzi che compongono l’ossatura di Good Luck, vedi Flath Heart Society e Rome – li abbiamo suonati dal vivo per più di due anni prima di pubblicarli. Molti di questi proprio all’estero, in Germania, dove solo tra il 2010 e il 2011 abbiamo fatto tra le venti e le venticinque date. Le reazioni? Sì, buone, dai, altrimenti non avremmo inciso i pezzi. Alla fine però il segreto che rende speciale una canzone è un’alchimia non codificata: fosse altrimenti, saremmo tutti rockstar, noi per primi. In realtà, figli di un certo pragmatismo emiliano, cerchiamo di guardare al sodo scansando le vie facili. Per questo siamo in pista dal 1995, più o meno sempre quelli e, attraverso le strane chimiche dei sentimenti, sempre più legati tra noi.

About these ads

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: