Blaluca

Cinema, musica, letteratura e arte. Non sempre e solo dalla scrivania.

[COPERTINA ROLLING STONE: PARLANO I COLLABORATORI pt. 1]

con un commento

Un giornalista free-lance, per quanto collabori regolarmente con una testata, non sempre può trovarsi d’accordo con la linea editoriale della stessa; ovvio.
La redazione, si è letto, era d’accordo all’unanimità; ma come vedono i collaboratori di Rolling Stone Italia la faccenda ‘Berlusconi Rockstar dell’anno’ e il clamore creato dagli altri media sulla copertina (di Shepard Fairey) ancora prima dell’uscita del numero? Ne ho contattati una decina. Finora hanno reagito in cinque, ma non tutti, per varie ragioni, hanno voluto rispondere. Sperando che questo post (vedi titolo) sia la prima parte di un confronto (indiretto) sulla faccenda, ecco cosa ha risposto chi ha risposto.

La copertina di Rolling Stone

FILIPPO CASACCIA
Da quanto tempo e quanto scrivi su Rolling Stone?
Dal secondo numero curo la rubrica Hard Rock Cafone e saltuariamente ho scritto qualche pezzo lungo, qualche intervista, qualche recensione.
Cosa pensi della copertina dedicata a ‘Berlusconi Rockstar dell’anno’?
Tragicamente azzeccata! Ha fatto molto scalpore anche perché alcuni, a destra e sinistra, l’hanno presa come un omaggio, con le conseguenti reazioni esaltate o indignate. A questo ci siamo ridotti: basterebbe leggere la rivista (e non solo l’ultimo numero!) o semplicemente vedere come è stato ritratto. Il problema vero è che Berlusconi ha tolto agli italiani anche il senso dell’ironia. E se non ti schieri esplicitamente rischi di essere frainteso.

CHIARA MEATTELLI
Da quanto tempo e quanto scrivi su Rolling Stone?
Il primo pezzo l’ho scritto a giugno 2007, se ben ricordo. Ogni quanto scrivo varia: ci sono numeri in cui pubblico anche tre pezzi, altri zero. Questo mese è uscita un’intervista a Sean Lennon.
Cosa pensi della copertina dedicata a ‘Berlusconi Rockstar dell’anno’?
A questa domanda ho risposto nell’ultimo post del mio blog Brixtown (vedi qui): penso sia una provocazione da un punto di vista coraggiosa da un altro poco fantasiosa. Alla luce dei nuovi eventi, non riesco più a trovare il lato ironico sul “fenomeno Berlusconi”. Credo che questa provocazione abbia ottenuto il risultato opposto a quello sperato e che, di fatto, gli abbia conferito l’ennesima vittoria.

EMILIANO COLASANTI
Da quanto tempo e quanto scrivi su Rolling Stone?
Da cinque minuti e mezzo. Però mi sembra un bel numero per esordire!
Cosa pensi della copertina dedicata a ‘Berlusconi Rockstar dell’anno’?
Penso che sia stata un’operazione riuscita, visto l’impatto che questa ha avuto sulla gente e i media in genere. Al tempo stesso sono rimasto abbastanza colpito dal clamore e soprattutto dalle polemiche. Non è la prima volta che vedo copertine del genere su un giornale musicale (che poi Rolling Stone per me non è solo un giornale musicale, ma forse più un “maschile” con dentro molta musica): anche l’edizione americana ne ha fatte a centinaia e qui da noi c’è Il Mucchio che ha tutta una storia di copertine provocatorie. Quello che colpisce è la potenza di fuoco di Rolling Stone. Se il Mucchio mette in copertina il Papa con in mano la testa di Veltroni, al più arrivano denunce. RS, anche e soprattutto per il marchio che rappresenta, ha una capacità davvero impressionante di arrivare a tutti, finendo per generare anche qualche fraintendimento.
Io non riesco a guardare questa vicenda con uno sguardo “politico”, mi colpisce di più l’aspetto prettamente giornalistico: con le fanzine di Silvio a fare la corsa per spacciare la copertina come una nuova bandiera e gli altri (blogger, lettori, chiunque) a indignarsi per partito preso, senza aver dato uno sguardo al contenuto, ma solo sulla spinta di quello che arrivava dai telegiornali. Di fatto anche la gente più sveglia, illuminata, colta, è caduta nel tranello che da sempre permette al berlusconismo di essere una cultura egemone e – ahinoi – vincente. In questo paese c’è chi legge della D’Addario e pensa che Berlusconi sia un grande e che faccia bene a scoparsele tutte, e si vede che nel 2009 per qualcuno la parola “rockstar” ha ancora un valore che io credevo abbastanza superato e vecchio. Il dibattito intorno a questa parolina mi ha fatto un po’ sorridere e anche un po’ tristezza, e sinceramente non credo che i supporter del Capo andranno in massa in edicola per comprare RS. Se ne torneranno a casa con la loro copia di Libero e con l’idea che Berlusconi sia un figo pazzesco. Ma questo accade ogni santo giorno, qualsiasi cosa succeda.
In cuor mio posso solo sperare in un mondo in cui copie e grandi numeri si spostino grazie a una foto di Bradford Cox in copertina, ma non è così. Per cui viva le provocazioni. Anche quelle “sul filo”. Soprattutto se sono ragionate e pensate come questa, ed è meglio far parlare per un Berlusconi ambiguo in copertina che per i testicoli di Omar Pedrini all’interno.

MICHELE WAD CAPOROSSO
Da quanto tempo e quanto scrivi su Rolling Stone?
Da prima che nascessi.
Cosa pensi della copertina dedicata a ‘Berlusconi Rockstar dell’anno’?
Uno schiaffo in faccia che tutti avrebbero voluto poter dare, ma non tutti hanno i giusti calli alle mani per poterlo fare.

Una Risposta

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  1. [...] un commento » Post in progress sulla faccenda Rolling Stone/Berlusconi (vedi la prima parte) dopo l’elezione del Nostro a Rockstar dell’anno. Arrivano altre risposte di [...]


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