[AFFARI DI MANU CHAO]
Manu Chao da qualche anno ha deciso di vivere a Barcellona, o meglio di avere come base fissa per i suoi continui spostamenti la capitale catalana. La conseguenza inevitabile è che se ormai qui in Italia, per esempio, si parla di Manu Chao circa ogni tre anni, ossia quando esce un disco a suo nome (su Blaluca ne ho parlato qui), in Spagna se ne parla ben più spesso, come se si trattasse di un vero e proprio musicista autoctono (d’altronde il Nostro, pur essendo francese, ha origini basco-galiziane). Questa considerazione da parte della Spagna ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi; una notizia di ieri mi porta a concentrarmi su questi ultimi. Faccio un paio di passi indietro. Nell’estate 2007 l’ex leader della Mano Negra ha dovuto riconoscere per iscritto di aver sbagliato a utilizzare senza permesso le voci di María Jesús Álvarez e Javier Dotú, ossia le persone preposte all’annuncio delle stazioni nella metropolitana di Madrid: “Próxima estación…” annuncia il Sig. Dotú ai viaggiatori della Linea 4 di Madrid; “Esperanza” aggiunge la Sig.ra Álvarez. Nel 2001 esce il secondo album di Manu Chao e il titolo è proprio Próxima Estación: Esperanza. L’album anche in Spagna raggiunge la top ten; tra il 4 e il 9 Luglio 2001 è addirittura il più venduto. Bar, negozi, radio: il disco si può ascoltare ovunque. Inevitabile allora che la coppia Álvarez/Dotú si senta defraudata nel vedere le loro voci, campionate senza permesso e usate in vari brani del disco, non figurare nei crediti. La giustizia, oltre all’ammissione scritta, ha obbligato Manu Chao a risarcirli. Passiamo al secondo caso.

Manu Chao con i suoi ex compagni della Mano Negra
Sei mesi dopo, nel Marzo 2008, il Partito Popolare spagnolo – di destra o centrodestra che si voglia definire – in Asturia ha utilizzato a più riprese, e chiaramente senza permesso, la canzone di Manu Chao La trampa (trad. La trappola), interpretata insieme a Tonino Carotone e diventata, per l’occasione, colonna sonora di un breve video elettorale trasmesso in vari meeting. La canzone parla della delusione di una persona che si è sentita ingannata da un’altra; da Zapatero? Difficile che si trattasse di lui. Manu Chao in un comunicato dell’epoca tra le altre cose scrive: “Es de notoriedad pública que no tengo ninguna simpatía por el Partido Popular” (non c’è bisogno di traduzione); per poi invitare tutti ad andare a votare per qualsiasi partito che non sia quello Popolare di Aznar e soci (il comunicato integrale, in spagnolo, si può leggere qui). Alcuni giornali spagnoli deducono che il Nostro stia valutando se querelare o meno il Partito Popolare, altri sostengono che la querela è imminente; alcune testate italiane lanciano la notizia ma per lo più parlano di querela partita, punto e basta, fraintendendo il concetto di denuncia pubblica (di un fatto), attuata da Chao con il comunicato, con quello di denuncia legale. L’esito della vicenda non si è saputo quindi, deduco, la querela alla fine o non c’è stata o ancora si deve risolvere.
Arriviamo a oggi, ieri per la precisione. La notizia è che Manu Chao e la sua etichetta Radio Bemba hanno incassato in totale 90mila euro. Perché? Un giudice ha stabilito che ci sono troppe somiglianze tra la hit di Chao Me gustas tu e la canzone composta per una campagna pubblicitaria del quotidiano free press spagnolo ADN (la canzone dello spot potete ascoltarla qui; quella di Manu Chao qui). Nel 2007 l’agenzia pubblicitaria incaricata dall’editore della testata contattò Chao per commissionargli la canzone per lo spot, ma lui non accettò. Il giudice ha stabilito che i danni patrimoniali causati all’etichetta Radio Bemba ammontano a 70 mila euro, quelli morali arrecati a Manu Chao a 20 mila euro. Questo è quanto. Poche righe sopra scrivevo di svantaggi; qualcuno malignerà che incassare 90 mila euro sia un fatto che appartenga a un’altra categoria, magari opposta. Dai giornali spagnoli non si apprende quanto Manu Chao abbia dovuto risarcire a María Jesús Álvarez e Javier Dotú, ma può darsi che con le due cause sia andato in pari; chissà. Di certo avere a che fare con la burocrazia di uno stato deve essere un po’ noioso per una persona che, quando non è in tour, vive comunque tra Spagna, Francia e vari Paesi del Sud America. Affari di Manu Chao, certo; in questo senso, anzi in tutti i sensi, non c’è proprio dubbio.
