Blaluca

Cinema, musica, letteratura e arte. Non sempre e solo dalla scrivania.

[UMBERTO SIMONETTA: "TIRAR MATTINA"]

con 4 commenti

Umberto Simonetta 1

Umberto Simonetta (fotogramma tratto da "Malamilano")

È stato uno degli autori di ‘Onda Libera’ (o Televacca) programma tv del ’76 / ’77 di Rete 2 ambientato in una stalla e con Roberto Benigni nei panni di Mario Cioni (programma d’altri tempi, non solo per l’ambientazione, ma anche per ritmi e contenuti). Ha scritto per Giorgio Gaber La ballata del Cerutti (ma non solo quella). Tra i titoli più noti della sua opera da commediografo ci sono Arriva la rivoluzione e non ho niente da mettermi e Mi voleva Strehler. Da giornalista ha pubblicato articoli soprattutto su Il Giornale. A cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80 ha poi diretto il Teatro Milanese, ex Teatro Gerolamo (storica sala meneghina). Per finire figura nell’elenco degli amici di Smemoranda e ha scritto vari romanzi, di cui tre riuniti nel 1997 da Baldini e Castoldi col titolo Le ballate dei Cerutti. Milanese, interista fazioso (a dare retta all’Avvocato Prisco), Umberto Simonetta (1926 – 1998), viene descritto dalle persone che lo hanno conosciuto come un anticonformista allergico alle etichette. Ne ho sentito parlare la prima volta nel documentario di Tonino Curagi e Anna Gorio, Malamilano (1997), che dopo vari anni ho rivisto di recente dopo essermi appassionato su youtube al resoconto video di una serata organizzata da MalaRicordi?. Nel video sulla malavita milanese d’altri tempi diretto da Curagi e Gorio in realtà è lo stesso Simonetta a raccontarsi e nello specifico parla di un suo romanzo, Tirar mattina, pubblicato per la prima volta nel 1963 da Einaudi. Rivisto il documentario ho cercato il libro, ormai (purtroppo) fuori catalogo; dopo aver girovagato un po’ sul web l’ho trovato (e comprato) su Ebay.

Umberto Simonetta 2

Umberto Simonetta (fotogramma tratto da "Malamilano")

Un romanzo notevole. “Aldino questa è l’ultima volta che si trotta nella notte a perdere il tempo, diamo un addio alla vita, tra poco scatta la trappola”, dice tra sé e sé il trentatreenne protagonista di questa storia ambientata tutta in una notte, a Milano nel 1960. Ma la trappola in questione, a differenza de La venticinquesima ora (2001), romanzo di David Benioff portato sul grande schermo da Spike Lee, non è un vero e proprio carcere, ma un garage; già, Aldino dopo anni in cui si è arrangiato, anche facendo il magnaccia, ha finalmente trovato lavoro, ma vuole godersi le ultime ore di libertà. Un romanzo, un po’ come gli scritti di Beppe Viola, pieno di gergo metropolitano, oltre che di quel dialetto milanese celebrato perfino da Stendhal, come testimonia la citazione che precede l’incipit della vicenda. Aldino è “un non inserito” “un irregolare” (cito Simonetta da Malamilano), un qualunquista, un balordo egoista in perenne conflitto con la società (anche se, va detto, in quegli anni la scelta malavitosa era più tollerata, quanto meno perché in giro si potevano incontrare molti più colleghi). Costruito su flashback che partono dall’immediato dopoguerra, Tirar mattina è ambientato in una Milano notturna, lasciva, piena di “vivör”, fancazzisti e lavativi, una Milano da bar che si confrontava con l’immigrazione veneto-meridionale (come dice Primo Moroni in Malamilano, verso la fine degli anni ‘50 “il Veneto è un sud”). Durante la lettura viene da attribuire a più personaggi una parlata simile a quella di Giulio Blasetti – ossia quella di Ugo Tognazzi in Romanzo popolare di Mario Monicelli (tra l’altro proprio Tognazzi ha trasposto sul grande schermo un romanzo di Simonetta del 1976, I viaggiatori della sera) -, nel contempo si delinea il quadro di formazione della scuola di autori e attori del mitico Derby (per esempio si individuano alcune radici del mondo di Renato Pozzetto – cosa che accade ancora di più leggendo Beppe Viola). Giorgio Gaber, il giorno prima dei funerali di Simonetta, così lo ricordava sulle pagine del Corriere della Sera: “Ha parlato tantissimo di Milano: un osservatore geniale capace di scrivere cose importanti sull’Italia di quegli anni, una malavita che stava cambiando…”. In Tirar mattina l’utilizzo dello slang e una descrizione senza filtri di certi ambienti e certi personaggi immersi nelle dinamiche sociali dell’epoca, costituiscono una conferma di questa capacità di osservazione e dell’indipendenza intellettuale di Umberto Simonetta. Un romanzo ad alto potenziale cinematografico che fornisce uno spaccato storico di un’Italia molto più dinamica di quella odierna.

4 Risposte

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  1. complimenti luca per il post, mi metterò alla ricerca di informazioni su questo personaggio eccezionale. paolo

    paolomaggioni

    31 ottobre 2009 alle 8:43 pm

  2. Grazie Paolo. Ah, ieri alla Calusca City Lights ho trovato “No tu No” di Viola e Jannacci. Probabilmente lo conoscerai già. Ho visto che ci sono delle cose in più rispetto a “Quelli che…”.
    A presto,
    Luca

    blaluca

    31 ottobre 2009 alle 9:11 pm

  3. [...] a parlare di un libro ambientato a Milano. Di Umberto Simonetta (1926 – 1998) ho già scritto qui ma, aggiungo subito, odiava essere annoverato nella ‘letteratura milanese’; e [...]

  4. [...] parlare (anche) di Umberto Simonetta e di Luciano Lutring, due nomi già fatti qui su Blaluca (vedi qui, qui e qui); ok, nomi che col noir c’entrano fino a un certo punto, ma con la mala milanese [...]


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