Blaluca

Cinema, musica, letteratura e arte. Non sempre e solo dalla scrivania.

[BCN - IL RAVAL TARANTINIANO]

con 2 commenti

Uno scorcio del Raval - © David Bravo

Uno scorcio del Raval - © David Bravo

L’edizione on line di 20Minutos, quotidiano free press spagnolo nonché terzo sito generalista più letto in Spagna, dedica un articolo al degrado del Raval, storico quartiere del centro di Barcellona, a ridosso della Rambla, anche noto come Barrio Chino. Una sorta di breve reportage di un sabato notte nel Raval (quartiere di cui ho parlato in alcuni dei primi post – qui, qui e qui – di questo blog, che è nato a Barcellona appunto). Drogati, alcolizzati, ladruncoli, spacciatori, prostitute, ambulanti che vendono cibo e alcol illegalmente, locali clandestini, turisti e giovani in cerca di sballo che non guardano in faccia nessuno: l’articolo tira in ballo tutte queste categorie e, stigmatizzando la situazione, tra le righe, ma neanche troppo, richiama all’azione; un occhiello sufficientemente onesto sarebbe stato “Questo degrado è insostenibile! Facciamo qualcosa prima che sia troppo tardi!”. A parte il quadro descritto assolutamente in linea con la storia del barrio, a parte il sospetto che il reporter di turno – che poi è Toni Ayala, caporedattore di 20Minutos a Barcellona – abbia condensato in una notte quello che ha visto in dieci anni di passaggi da quelle parti (ma chissà), a parte la descrizione di una presenza surreale, ossia una ragazza che con una mano stringe una pistola e con l’alta si fotografa (presenza in teoria testimoniata da questa foto), c’è un passaggio degno di nota: “[...] un gruppo di squatter ha convertito un parcheggio vuoto in un locale clandestino che sembra uscito da un film di Tarantino. Suoni, aspetti qualche secondo, ti aprono la porta e ormai sei dentro.” (traduzione mia, grassetto del redattore). Beh, lasciando stare quest’ultimo passaggio, di una logica irreprensibile, mi chiedo: se quel “centro sociale” (noi lo chiameremmo così) catapulta in un film di Quentin Tarantino deve farci paura? Ok, è relativo; d’altronde Ayala si aggira solitario in piena notte per il quartiere più caldo, labirintico e popolare della metropoli catalana lasciando lo spazio utile per identificarsi un po’ a tutti i suoi lettori. I commenti (reazionari) al pezzo non a caso per lo più lo supportano. Ma continuo a non capire, specie nella frase col grassetto, il tono dispregiativo – che a leggere l’intero articolo (in spagnolo) arriva con più nettezza. Ayala insinua forse che in quel centro sociale del Raval si può essere abbordati da Stuntman Mike o minacciati da Vincent Vega? Beh, se a Milano ci fosse un centro sociale tarantiniano (mi riferisco a Quentin, non a Gianpaolo) io qualche volta un salto ce lo farei, non solo per staccare dal solito scenario, ma anche per correre il rischio di incontrare Abernathy Ross.

2 Risposte

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  1. un passaggio e un saluto.
    bel pezzo!

    tra l’altro se vai sul sito della Vanguardia
    guarda il video che c’è in home page…

    ma cosa fa La Vanguardia (proprio La Vanguardia)?
    spia e riprende la gente dalla finestra,
    come una telecamera
    di filiale bancaria?

    Paolo

    14 ottobre 2009 alle 9:25 pm

  2. Che volessero ripulire il Raval s’era capito da tempo (quartiere troppo centrale per continuare a non suscitare interessi dall’alto…), ma la campagna mediatica in questo senso pare più aggressiva del solito (quanto meno del recente passato). Che poi il Raval possa non essere raccomandabile a certe ore, in certi angoli e se si è lì da soli, lo sa tutta la città. Ma zone così si sono e ci saranno in tutta la città. Proprio a Barcellona, un anno fa, al festival del doc musicale, In-Edit, ho visto un doc, “NY77 – The Coolest Year In Hell”, in cui tutti gli artisti newyorkesi (soprattutto musicisti) si lamentavano del fatto che dopo la campagna di pulizia della città di Rudolph Giuliani, la vita artistica fosse morta. Credo che a Barcellona stiano tentando di fare la stessa cosa – seppure più timidamente e con meno proclami, con più calma insomma – e stiano ottenendo un risultato simile. I locali (legali) che magari non rispettano alla lettera tutte le regole (magari perché hanno orari d’apertura più elastici) e i centri sociali, che nascono e vivono nell’illegalità, da che mondo è mondo alimentano la vita culturale delle città. Col clima repressivo ci rimettono anche posti del genere, così come i musicisti di strada, che da Barcellona stanno scappando…

    blaluca

    14 ottobre 2009 alle 11:58 pm


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