Blaluca

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[MANU CHAO: VIVA LA COLIFATA!]

con un commento

manu

Manu Chao continua a rimpastare il suo mondo, il suo vissuto quotidiano, si direbbe. Dall’esordio solista in poi nei suoi brani c’è un continuo ritorno di refrain musicali e testuali (a volte con le variazioni strettamente necessarie); refrain che si ripetono sia all’interno di uno stesso album ma che ritroviamo anche su album differenti. La costante presenza nei suoi progetti di alcuni collaboratori/amici, in questo senso chiude il cerchio. La Radiolina (2007) non sfuggiva a questo marchio di fabbrica, con sedici canzonette (più cinque bonus) che andavano temporaneamente a completare il quadro del percorso del musicista trotamundo che a intervalli regolari sparisce dalla vita pubblica. I suoi ingredienti essenziali? Semplicità (vedi gli arrangiamenti), passione per i marginali, sensibilità rivolta a oppressi e senza voce e voglia di divertirsi e far divertire. Altri tratti distintivi, tra cui la vena più rock, hanno poi reso La Radiolina il disco di Manu Chao meno amato dai suoi fan e nel contempo il più apprezzato dai seguaci de La Mano Negra che non si sono mai riconosciuti del tutto nella carriera solista del “loro” ex leader. Ma ormai siamo oltre. Già, lo scorso 22 Luglio sul sito ufficiale di Manu Chao è stata annunciata, passata praticamente in sordina, l’uscita, avvenuta qualche giorno prima, del suo nuovo album (in free download qui, ciccando su ‘Radio’): Viva la Colifata. Il silenzio che ne è seguito, al limite dell’indifferenza, non deriva dal fatto che da queste parti eravamo in piena estate, disattenti e col cervello a riposo, ma più verosimilmente da un’altra questione: definire Viva la Colifata il nuovo album di Manu Chao è, vista la proposta musicale, improprio; solo considerando la caratteristica di cui si parlava all’inizio, ossia l’attitudine a rimpastare testi e musiche, autocitandosi e ripetendosi, si può accettare che Viva la Colifata sia il suo nuovo album. Il disco è stato registrato con los colifatos, i pazienti dell’ospedale psichiatrico J. T. Borda di Buenos Aires, gli stessi che, insieme ad altri loro ex compagni pazienti, portano avanti LT 22 Radio La Colifata, progetto nato nell’estate del 1991 per iniziativa dello psichiatra Alfredo Olivera come parte della terapia di recupero dei suoi pazienti. Un progetto in questo senso pionieristico. Ora Radio La Colifata non se la passa bene a livello economico e il disco vuole sovvenzionarla (il free download dovrebbe seguire a una donazione libera: qui, stesso link di prima, ma ciccando più in basso su ‘Donaciones’).
Viva la Colifata è un disco a più voci, ma il fatto è che la voce mancante è proprio quella dell’ex leader de La Mano Negra: si sente la sua mano negli arrangiamenti (alcune basi provengono direttamente da Sibérie m’était contéee – disco del 2004 – e La Radiolina – ma non mancano rimandi a Clandestino) e chiaramente si sente la sua chitarra; ma la sua voce appare di rado e in sottofondo, come accompagnamento, oppure in primo piano ma in una versione di Politik Kills molto simile all’originale (edita su La Radiolina) e nell’inedito Siberia Colifata. Poca roba. Così, in fin dei conti, se vogliamo chiamarlo album si tratta più che altro dell’album dei colifatos. Sono infatti le loro voci, montate ad arte, a comporre una storia formata da tanti microracconti sorretti da basi in tipico stile Manu Chao (doverosi accenni al tango a parte): aneddoti di vita quotidiana – drammatici (vedi Madres) o cruciali -, aforismi, pensieri in libertà, estratti dalle trasmissioni radio, poesie, canzoncine, opinioni politiche chiaramente anche relazionate al tema della malattia mentale. Insomma, un blob di voci che omaggia los colifatos. Un album anticonvenzionale che, seguendo la tradizione di Manu Chao, arriva dopo la compilation del 2002 nata dal documentario di Carlos Larrondo, La Colifata – Sempre Fui Loco; il Nostro per l’occasione aveva radunato vari gruppi di stanza a Barcellona proprio per omaggiare i colifatos. Manu Chao insomma (si) ripete, sempre; è il suo stile.

lacolifataweb

Una Risposta

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  1. [...] di Manu Chao circa ogni tre anni, ossia quando esce un disco a suo nome (su Blaluca ne ho parlato qui), in Spagna se ne parla ben più spesso, come se si trattasse di un vero e proprio musicista [...]


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