Blaluca

Cinema, musica, letteratura e arte. Non sempre e solo dalla scrivania.

[BCN Cap 4 - La Barcellona non vista: pre-olimpiadi pt.2]

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Intervista a Marco Fioramanti

Marco Fioramanti (www.fioramanti.it) è un artista romano che ha vissuto a Barcellona da agosto 1987 a giugno 1988. Insieme ad Anton Perich coordina il progetto Night-Italia (vedi qui), che prende origine dalla rivista newyorkese Night fondata nel 1978 dallo stesso Anton Perich (pittore, video artista e fotografo per la rivista ‘Interview’ di Andy Wahrol).
A Marco ho rivolto qualche domanda via mail per farmi raccontare la Barcellona che ha conosciuto qualche anno prima delle Olimpiadi del 1992. Insieme al suo racconto mi ha inviato anche qualche fotografia dell’epoca (nelle ultime due si vedono anche dei suoi lavori).
Che ricordo hai della Barcellona in cui hai vissuto? Era già una città-cantiere che iniziava a cambiare volto in vista delle Olimpiadi?

Salirò un po’ più indietro nel tempo. Barcellona è stata una delle prime città visitate all’estero. 1975, avevo 21 anni, era ancora l’epoca di Francisco Franco, el caudillo. Il clima dittatoriale era palese, pur se in fase finale. Poi ci sono tornato più volte, e nel 1987 per restarci a vivere quasi un anno. El Barri Gotic; Hostal Malda, Carrer del Pi, 5. Al confine tra la zona “buena” e quella “mala” della Plaza Real e poi quella giù delle Ramblas. Era la “Barcelona posa’t guapa” (in italiano “Barcellona fatti bella”, ndr), coi cantieri aperti in vista delle Olimpiadi del 1992. La banca Caixa de Pensions dava delle opportunità agli artisti affermati di tirare una serie di incisioni che sarebbero poi state regalate per Natale ai clienti più affezionati. Avevo affrescato le pareti interne del Bio Center nella Calle Pintor Fortuny, una traversa alta delle Ramblas, e per quasi un anno io e la mia compagna abbiamo pranzato gratis.

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Daniela Lobo e Marco Fioramanti (Sitges, 1987)

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Carrer del Pi (Barcelona, 1987)

Da una decina d’anni Barcellona può essere annoverata tra le città più cosmopolite quanto meno d’Europa; quando ci hai vissuto tu, la presenza straniera in che misura si faceva sentire? Era difficile per esempio trovare altri italiani stabilitisi in città? E com’erano accolti gli stranieri?
Arrivai a Barcelona dopo un lungo viaggio in tenda, sacco a pelo e autostop da Berlino ovest, dove avevo vissuto quattro anni, attraversando la Francia e la Spagna fino in Galizia. E poi fin sui Pirenei francesi, dove mi aspettava David Thompson, il mio musicista inglese, compagno di strada di numerose performance europee. Con la sua Minor decappottabile scendemmo a Barcelona ai primi di agosto del 1987. Appena arrivati tentarono subito di rubarci gli zaini dalla macchina, senza riuscirci. Ma la notte prima della partenza ci tagliarono la capote e rubarono la mia tenda e il mio eskimo blu di gucciniana memoria. C’erano già parecchi stranieri in città; all’università si cercava di esercitarsi in catalano. Ricordo che un mio amico italiano, Daniele Conversi, borsista, esperto in minoranze etniche, approfondiva l’argomento. Non c’erano difficoltà per gli italiani, anzi, i catalani preferivano più ascoltare italiano che castigliano.

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David Thompson e Marco Fioramanti (Barcelona, 1987)


Ti è capitato di tornare da queste parti recentemente? In caso affermativo quali differenze ti hanno colpito di più con la Barcellona che hai vissuto?
Ci tornavo ogni due o tre anni, per una sola settimana, di solito in sosta per viaggi che attraversavano la Spagna (ho vissuto 2 anni in Portogallo, tra il 1999 e il 2000) ma non ho trovato grandi cambiamenti. Nel 2001 tornai ospite di un’artista ebrea americana Raquel Cohen – scultrice di oggetti luminosi realizzati con fili e lastre di rame – che mi fece vedere la città dalla sua ottica: andavamo in giro in bicicletta, riuscì persino a organizzarmi un incontro con la direttrice dell’hotel Majestic (Paseo de Gracia) e farmi comprare un po’ di lavori su carta. Non saprei davvero rispondere a questa domanda, mi ricordo una scultura architettonica di Frank Ghery alla Barceloneta, ma la mia Barcelona resta sempre quella del Barrio Gotico, dei suoni degli uccelli tropicali lungo le Ramblas, su fino alla Plaza Cataluña, del Museo Picasso, le opere di Gaudì e la Fondazione Tapies.

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Progetto "Vendetta Indiana" (Barcelona, 1987) di Marco Fioramanti

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Modello dell'Arca di Marco Fioramanti. Foto scattata dall'Hostal Malda di Carrer del Pi (Barcelona, 1987)

Written by blaluca

3 febbraio 2009 a 3:46 am

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