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[BCN Cap 4 - La Barcellona non vista: pre-olimpiadi pt.1]

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Pepe Carvalho ama la decadenza, ma non quella organizzata e dunque precaria; quella genuina, che resiste. È così che di fronte alla Barcellona olimpica post 1992 si lascia andare a un: “È come se le fossero passati sopra degli aerei disinfestanti uccidendo tutti i batteri che mi consentivano di sopravvivere” (Il premio, p. 247). Manuel Vázquez Montalbán (1939 – 2003) tramite il suo detective-gourmet ha dato vita a pagine e pagine che danno un’idea forte e precisa della Barcellona pre-olimpica (la precedente citazione da Il premio in questo ambito costituisce un flash-forward): scegliendo due quartieri emblematici, il Raval (ex Barrio Chino) e Poble Nou, per chi non li ha visti prima della fine degli anni ’80 leggere Il centravanti è stato assassinato verso sera (1988), Il labirinto greco (1991) o Sabotaggio Olimpico (1993) ha lo stesso valore di vedere fotografie e film dell’epoca. Come dice Alberto Giorgio Cassani in Le Barcellone perdute di Pepe Carvalho “[Montalbán…] osserva e continuamente rammenta alla memoria distratta dell’abitante postolimpico come gran parte della materia della Barcellona industriale stia velocemente scomparendo. “Venga” fatta scomparire. Due sono i principali territori su cui esercita questa accanita attività di rimozione: il Barrio Chino, così chiamato nel gergo popolare, l’anima povera di Barcellona ad ovest delle Ramblas, e il Pueblo Nuevo/Poble Nou, la zona industriale e operaia (che, ormai, «ha poco di nuovo»), senza dimenticare tutti gli altri luoghi che compongono la distrutta “geografia della memoria” di Carvalho.” (Edizioni Unicolpi, p. 59).Tra i romanzi citati, quello dal titolo più esplicito, Sabotaggio Olimpico, in origine è uscito a puntate su vari quotidiani europei: in Spagna su El País (con cui il Nostro aveva un rapporto privilegiato) e in Italia su La Stampa. Curioso come un altro romanzo uscito a puntate su El País, nell’agosto del 1990, opera di uno scrittore barcellonese tra l’altro molto amico di Montalbán, Eduardo Mendoza (1943), costituisca un ulteriore importante capitolo nella composizione del quadro della Barcellona pre-olimpica: Nessuna notizia di Gurb, tramite gli occhi di un non meglio identificato extraterreste, tratteggia una Barcellona disumana e malsana causa lavori in corso. Sulla quarta di copertina dell’edizioni italiana – sempre Feltrinelli – proprio Montalbán scrive: “Un extraterrestre sbarca sul pianeta terra, più precisamente nella città di Barcellona, nel pieno dei lavori in vista dei giochi olimpici. Nel giro di ventiquattro giorni tenta di mettersi in contatto con Gurb, suo compagno di missione, e nel frattempo di comprendere i terracquei, trasformando i suoi tre chili e passa di intelletto nei personaggi più diversi […]”. Un romanzo breve in cui Mendoza, a livello stilistico, non fa altro che parodiare la fantascienza con lo scopo però di dare vita a una rigorosa satira sociale, per giunta premonitrice: la buona accoglienza riservata ai due extraterrestri dai “terracquei” prelude all’accoglienza che la città riserverà nella realtà all’invasione postolimpica; quando il protagonista entra nell’agenzia immobiliare invece l’evidente critica alla speculazione edilizia anticipa una lotta viva ancora oggi; la sfortunata odissea nei bar che inizia p. 46 poi svela l’intento, sempre presente, di fare diventare Barcellona una città-fashion ai danni dell’anima più popolare, quindi il tentativo di snaturarla. Da queste tre dinamiche a uscirne bene, vivo e vegeto, è proprio il barcellonese, l’abitante che ama la propria città, anche quando “impresentabile”, non conforme alle metropoli europee più in vista, non nella periferia nascosta, ma in pieno centro.Mendoza mette a nudo la città-cantiere nelle primissime pagine ed è emblematico il passaggio a p.13 (nota: il libro è scritto sotto forma di diario):
“15.02 Cado in uno scavo operato dalla Compagnia Idroelettrica di Catalogna.

15.03 Cado in uno scavo operato dall’Acquedotto di Barcellona.

15.04 Cado in uno scavo operato dalla Compagnia Telefonica Nazionale.

15.05 Cado in uno scavo operato dall’associazione dei residenti in Calle Córcega.

15.06 Decido di prescindere dalla pianta eliografica ideale e di camminare guardando dove metto i piedi.”
In più momenti Nessuna notizia di Gurb strappa la risata, con più frequenza rispetto ai romanzi citati di Montalbán, ma se risulta essere una risata meno profonda di quella ispirata dal creatore di Pepe Carvalho c’entra solo il tramite con cui arriva al lettore: l’extraterrestre e Carvalho sono due personaggi ben differenti; la sprovvedutezza del primo confligge col peso del passato del secondo – il loro background fa da discrimine. In ogni caso per il lettore barcellonese si può immaginare che entrambe le risate abbiano un ulteriore peso; almeno per chi ha 25 anni o più. Il fatto che a Barcellona si metta lo straniero nelle condizioni di entrare facilmente, a volte inevitabilmente (mai coercitivamente) in contatto con il passato urbano, è già sintomo delle varie trasformazioni subite dalla città. Le Olimpiadi del ‘92 sono solo l’ultimo grande terremoto di una lunga lista, andando indietro nei secoli; ecco una delle ragioni per cui Montalbán parlava di Barcelonas e non di Barcelona (si veda ancora Le Barcellone perdute di Pepe Carvalho). Per l’ultima generazione di migranti la Barcellona immediatamente pre-olimpica dunque è solo il primo mistero da svelare. Certo, in questo senso magari i grandi sostenitori della Torre Agbar, o meglio del “pirolino”, come viene chiamata ne Il labirinto greco, hanno anche tutto il diritto di astenersi.

© Francesc Català Roca

© Francesc Català Roca

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